Con quell’aria da ragazzino scapigliato, gira per Milano con un’Ape rossa di quelle che una volta si inerpicavano per le mulattiere di campagna. Ha ristrutturato l’ex magazzino di un antiquario in una vecchia casa di ringhiera milanese, ha verniciato di nero travi e cotto fiorentino. Come sedute utilizza dei funghetti di un rarissimo quarzo verde e per la mise en place usa piatti Meissen, bianchi e blu, tutti volutamente spaiati abbinati ai piatti del suo ultimo progetto Appeal for Meal. “E’ una casa stretta e lunga”, la butta lì Massimiliano Locatelli, consacrato dal Wall Street Journal come uno dei più innovativi architetti del globo.

Ha appena finito a Saigon la casa di un tycoon delle comunicazioni (“E’ il Berlusconi del Vietnam”, chiosa), sta ristrutturando un appartamento decorato da Lucio Fontana negli anni ’50, sta progettando un complesso industriale in Veneto e un albergo a Los Angeles. Ha appena trasferito il suo studio con i suoi soci ventennali, Giovanna Cornelio, Annamaria Scevola e Davide Agrati in una chiesa sconsacrata del Seicento, quella di San Paolo Converso, in piazza Sant’Eufemia a Milano. La sala riunione è un’enorme scatola di vetro e ferro sospesa sull’altare che “lo fa sentire in paradiso”, mentre cripta e refettorio sono dedicate alle discipline artistiche. E i preti gongolano: che idea trasformare le chiese sconsacrate dall’editto di Napoleone in luoghi aggreganti di cultura anziché lasciarle usurare dal tempo.
Di giorno la CLS progetta e smuove idee, di sera la navata centrale ospita e mescola generi, come quello delle Angelic Sisters, un mix di balletto concettuale, mantra, sound elettronici e arte. Firmato Brioni. La mostra fotografica andrà in scena fino al 12 settembre.

Quando il mondo era in ordine”, titolo rassicurante quello scelto da Isabella Bossi Fedrigotti per il suo ultimo libro (Mondadori) e che sembra un po’ il seguito di “Buona famiglia”, vincitrice del Premio Campiello nel 1991. Di Trento, dunque penna di frontiera italo austriaca sudtirolo, per lei è come vivere in “una casa con due porte”. La presentazione al teatro Franco Parenti con Andreè Shammah e con Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino, diventa una terapia collettiva da lettino. Interviene il pubblico, riaffiorano ricordi d’infanzia di quando si faceva tutto in casa, marmellate, burro e ricotta e si seguiva il ritmo della natura con le verdure dell’orto.

Tracce autobiografiche sparse qua e là, ricordi taciuti, paesaggi perduti, il ritratto della maestra di scuola zitella, ci si profumava con l’ acqua da colonia e si mandavano a rammagliare le calze, Isabella con tocco lieve inventa dal vero. Per poi alla fine ammettere che il mondo non è mai stato in ordine. Ne prima, né dopo. E’ solo la nostalgia del tempo passato a farcelo sembrare in ordine. Adesso lo è meno che mai. “Si scrive per i figli. Anche se i figli non ti leggono”, sorride Isabella.

Il globo di Papa Giovanni XXIII, urge il restauroQuando il mondo era più in ordine e la Corea era unita, un unico paese, senza l’odiosa cortina di ferro che divideva la Corea del Sud e del Nord. Così compare sull’antico mappamondo della Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo, oggetto di valore storico-culturale. E per questo motivo nostalgico e affettivo la Repubblica di Corea darà un sostanzioso contributo al restauro in preziosa e artigianale carta di gelso della carta geografica che abbraccia il globo. E va bene anche ai simboli, alla retorica, ai bla-bla, ai dejàvù, ai dejàsentù. Intanto il Padiglione della Corea del Sud, a detta di tutti, è tra i più innovativi di Expo. Altro che Eataly che espone come fosse un supermercato ravioli imbustati e carne in scatola.

Da sinistra don Bolis, il card. Capovilla e il console Chang Jae-bok - Credits Fondazione Papa Giovanni XXIIISento però la mancanza di un contatore. Proprio quelli old style, con le rotelline ad incastro, clic, e arriva il totale giornaliero dei visitatori. Certificato e in progress. Il Commissario unico Giuseppe Sala dà soltanto il numero dei biglietti venduti che non è la stessa cosa. Dice che non vuole creare ansia da montagne russe. O forse non vuole ammettere che il numero dei visitatori è assai inferiore alle aspettative. Apriamo un referendum per installare il contatore. E che ci vorrà?

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