Sabato 23 maggio, per la 517esima volta – alla loro maniera con la tradizionale «Fiorita» che ha ben poco di funebre – i frati domenicani ricorderanno in piazza della Signoria a Firenze il sacrificio del frate Girolamo Savonarola, bruciato per volontà del papa Alessandro VI Borgia e dei fiorentini. Dopo secoli di storiografia e agiografia, discussioni, odi e dibattiti, la figura del grande frate ferrarese – per il quale giace una causa di canonizzazione promossa dall’Ordine dei Predicatori fin dal 1952 – non ha ancora unito la Chiesa e i fedeli e sul suo nome continuano a sprecarsi inspiegabili contrasti.

Chi se ne importa, direte voi, roba di tanti anni fa che riguarda i preti, ma non è così. La questione è di fondo, è importante e spiega alcuni tratti attualissimi del nostro paese, come ad esempio l’incapacità di mettere assieme moralità e politica o l’impossibilità di sconfiggere la corruzione. Perché, a oltre cinquecento anni dalla morte, il frate che fu chiamato al capezzale di quello stesso Lorenzo il Magnifico che egli aveva rudemente additato come un tiranno; il predicatore che aveva profetato la discesa di Carlo VIII e aveva riempito di devoti di ogni ceto e cultura il convento di San Marco proclamando la Repubblica fiorentina; l’uomo che aveva sferzato la corruzione romana prima che Lutero in nome dei medesimi principi staccasse le chiese del nord Europa: perché nemmeno dopo così tanto tempo la Chiesa cattolica ha ancora trovato il modo di riconoscere i suoi indubitabili meriti, proclamandolo santo e anzi è da molti ancora oggi osteggiato e oggetto di deliberate menzogne?

Filippo_Dolciati

Chiariamo subito che il Savonarola della storia non ha nulla della caricatura, che i suoi nemici hanno diffuso, basti dire – a proposito dell’accusa di essere un oscurantista – che egli fu colui che maggiormente promosse lo studio del greco in Firenze, al punto che un grandissimo umanista come Pico della Mirandola fu suo devoto e per questo volle essere sepolto nell’abito domenicano. In ogni caso gli studiosi degli ultimi duecento anni (basterebbe leggere!), da Villari a Schnitzer a Ridolfi fino a Weinstein, hanno chiarito ogni dettaglio della vicenda savonaroliana e oggi con oltre venti volumi pubblicati delle sue opere disponiamo di una base documentaria inequivocabile per sviscerare ogni particolare. Mai nessun suo scritto o insegnamento fu riconosciuto men che ortodosso e il culto del frate fu praticato ininterrottamente (esiste una liturgia non ufficiale in sua memoria). Miracoli sono attestati a partire dal quel fra Jacopo da Lentini, mandato in San Marco per estirpare la riforma savonaroliana e finì tra gli entusiasti sostenitori del «frate». Aggiungiamo l’ammirazione continua e forte che grandi della Chiesa e del mondo espressero nei confronti del Savonarola, da Michelangelo a San Filippo Neri, fino a Pier Giorgio Frassati, La Pira e personalmente numerosi pontefici. Tutto questo non è stato sufficiente. Mentre negli ultimi cinquecento anni – e in particolare di recente – sono stati proclamati santi, a volte con velocità da centometrista, personaggi certamente di inferiore spiritualità, statura e influenza, Savonarola niente, nonostante tutti questi aspetti che ho sopra elencato siano in genere determinanti nelle cause di beatificazione.

Il nocciolo è che Savonarola fu uno degli uomini più influenti del suo tempo, ma fu anche un personaggio molto scomodo, indisponibile ai compromessi morali e soprattutto convinto – proprio negli anni di maggiore mondanizzazione della chiesa – che virtù religiose e virtù civili non potessero essere disgiunte. Al Borgia che gli offriva la nomina a cardinale rispose dichiarando che l’unico onore che cercava era quello del martirio … Profetò l’imminente frattura che avrebbe di lì a poco colpito la chiesa universale con la separazione dei luterani. Ebbe un ruolo di primo piano in campo spirituale per risvegliare le coscienze dei fiorentini e dei cattolici, ottenendo un seguito straordinario fino alla Russia, che sopravvive a oltre cinquecento anni dal rogo. Ma soprattutto fu più di ogni altro l’apostolo della creazione di istituzioni che sapessero legare la sfera morale e quella politica.

La sua predicazione delle virtù cristiane divenne lo strumento per la cacciata del corrotto regime dei Medici e i suoi insegnamenti costituirono la base per l’istituzione di una repubblica, in cui Cristo venne proclamato Re. Egli, all’alba della nascita dello Stato moderno machiavellico, ribadì il principio che il cristiano non può accettare o legittimare nessuna scelta politica contraria alla morale. Indicò, in maniera irrinunciabile che per un cristiano le leggi morali devono ispirare anche l’azione politica e comportano l’assunzione di pesanti responsabilità. Insomma, in estrema sintesi, pagando un prezzo altissimo, praticò personalmente e promosse collettivamente una visione del cristianesimo che è l’esatto opposto della prassi politica dei cattolici (anche odierni) italiani.

Per questo, solo per questo, ancora oggi Girolamo Savonarola è un santo scomodo e per il momento ancora lontano dagli altari ufficiali.