Gimme some “Love” e si crea una fila infinita. Succede in un’ordinaria notte del Festival di Cannes 2015, davanti al Grand Theatre Lumiere, la sala più capiente della kermesse francese. A mezzanotte e quindici di mercoledì 20 maggio per il “midnight screenings” dell’ultimo film ‘scandalo’ di Gaspar Noé, in Concorso, quando davanti alla montée des marches rimangono in vana attesa centinaia di persone. Anzi, secondo il Corriere della Sera, sarebbero stati addirittura 3mila gli astanti costretti a non entrare. “Love”, “Love”, “Love”, che nemmeno i Beatles.

Situazione tipica davanti al Palais di Cannes è l’incessante questua di chi chiede, vestito spesso con grande eleganza, un biglietto gratuito (molte tipologie di accredito possono ritirare un ticket per le proiezioni serali) tenendo in mano un cartello con su scritto il titolo del film. Così l’apice della richiesta, della vana attesa, e delle porte chiuse in faccia, tocca quest’anno a Love, il film che il 52enne regista di origine argentina ma da almeno un ventennio al lavoro in Francia, è riuscito a far entrare in Concorso nelle ultime tre caselle disponibili di Cannes 68.

Love è una sorta di melodramma intriso di continue, prolungate e dettagliate scene di sesso, che ha al centro della scena i corpi nudi dei tre protagonisti Murphy (Karl Glusman), Elettra (Aomi Muyock) e Omie (Klara Kristin). Il triangolo vede il giovane americano a Parigi, Murphy, accoppiato infelicemente con Omie, ma con mente, cuore e pulsioni rivolte alla ex Elettra che è scomparsa nel nulla. Lui non si dà pace e, nonostante la professione di regista che l’ha portato ad un film su “sesso, sperma e sangue”, continua a rimembrare i tempi in cui faceva l’amore in ogni modo possibile con la ragazza sparita, nonché il menage a trois tra lui, Elettra e l’attuale moglie.

Due le particolarità di Love: è stato visto nella sua prima mondiale in 3D e non ha attori porno come protagonisti. Kristin e Muyock, infatti, sono all’esordio; mentre per Glusman escluse un paio di invisibili particine ad Hollywood è all’opera prima da protagonista. Questo porta ad un paio di conseguenze pratiche sul versante dell’ibridazione tra soft e hardcore, come ad esempio che non sia più necessario l’innesto di pornostar nel tessuto narrativo tradizionale, come accadde con Rocco Siffredi  in Romance della Breillat. Semmai con Love si è più dalle parti di Nymphomaniac di Von Trier. Noé sfonda le porte del softcore mostrando particolari di penetrazioni ed erezioni in 3D oltre che l’eiaculazione del protagonista.

“Sentivo che il 3D avrebbe permesso allo spettatore un maggiore senso di identificazione con il personaggio principale e il suo stato nostalgico”, ha spiegato il regista di Love in conferenza stampa. “Il mio produttore Vincent Maraval era preoccupato, mi aveva detto che se facevo un film porno il pubblico avrebbe avuto paura. Io del resto ho letto e visto un sacco di porno quando ero ragazzo, ma Love parla dell’essere innamorati e lo fa mostrando molte posizione di sesso. Ma nel rappresentare il sesso è difficile non mostrare i genitali, le scopate. Penso che il film sarà vietato ai 16 anni – ha proseguito – ma se fossi nel comitato di censura sposterei il divieto ai minori di 12 anni”.

Noé non è nuovo ad un’audace messa in scena, priva di eccessivi fuori vista rispetto ai corpi nudi. Già nel 2002 con Irreversible mostrò lo stupro della protagonista Monica Bellucci, senza però esagerare in dettagli ravvicinati. “Non avrei mai potuto girare un film così in America – ha concluso – in Europa è più facile girare scene di sesso. La gente ha una mente più aperta”. Love ha un distributore, Alchemy, che lo ha già venduto nel 75% dei paesi e che mostrerà una versione senza tagli in 3D in 25 sale statunitensi indipendenti, visto che Alchemy non fa parte della MPAA (Motion Picture Association of America), l’associazione composta dalle sei major hollywoodiane che bolla come vietati o meno i film nelle grandi sale.

Il trailer di Love