Sei lunghe ore di interrogatorio dinanzi ai magistrati della Procura di Bari per spiegare, dopo giorni di assoluto silenzio, la loro versione dei fatti. Fabio e Mingo, i due ex inviati di Striscia la Notizia, sono stati interrogati ieri sera dal pubblico ministero Isabella Ginefra. Oltre al duo barese, è stata ascoltata, perché indagata, anche Corinne Martino, moglie di Mingo, collaboratrice della “redazione” pugliese del Tg satirico nonché amministratore della società di video produzione a cui Striscia ha stracciato il contratto dopo la scoperta dei servizi taroccati.

Fabio e Mingo, da quanto appreso, sono arrivati in Procura intorno alle 16 per poi uscirne poco prima delle 23. Sul contenuto delle dichiarazioni rese c’è, per il momento, il più stretto riserbo. Anche in questa occasione, a parlare è il legale dei tre ex collaboratori di Striscia la Notizia, l’avvocato Francesco Maria Colonna: “La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari – spiega a ilfattoquotidiano.it – ha accolto l’istanza presentata affinché Domenico De Pasquale, Fabio De Nunzio e Corinne Martino, venissero ascoltati relativamente alla questione per la quale si sono interessati i quotidiani, afferente il programma Striscia la Notizia. Detto atto istruttorio si è svolto ed i miei assistiti hanno risposto ampiamente ad ogni domanda. Premesso che non possono, e non devono, essere pubblicate e comunicate a terzi notizie afferenti gli atti istruttori, nella fase delle indagini preliminari, i miei assistiti indiranno una conferenza stampa aperta a tutti i giornalisti. Nel corso della stessa non potranno esser formulate domande interne agli atti istruttori perché come per legge coperti da segreto”.

Parleranno, dunque. Per il momento le uniche dichiarazioni rese da Mingo hanno avuto l’effetto del sassolino lanciato nello stagno: “Io non sono giornalista. Io recito”. Il punto, però, è che secondo quanto emerso sin qui dalle indagini della Polizia giudiziaria di Bari, guidata dal pm Ginefra, a recitare fosse il protagonista del servizio-denuncia andato in onda su Striscia nel 2013, ovvero il falso avvocato. Le indagini partite per scovare il truffatore, invece, hanno appurato che il servizio in sé era un finto scoop perché costruito arruolando un attore che interpretava il finto avvocato. Di qui l’accusa, per i due comici e per la loro collaboratrice, di simulazione di reato. Ma parallelamente alla vicenda che si sta sviluppando nei palazzi della giustizia, ce n’è un’altra che si sta consumando sotto gli occhi di milioni di telespettatori. L’entourage di Antonio Ricci, infatti, ha iniziato a setacciare decine di servizi realizzati dai due inviati baresi per accertare che non vi fossero altri episodi simili. E, dopo il licenziamento comunicato in diretta dal Gabibbo, nei giorni scorsi è spettato a Ficarra e Picone lanciare l’appello ai telespettatori. “Chi riconosce queste persone è pregato di comunicarcelo” hanno detto i due conduttori mostrando tre fotografie di soggetti non ancora identificati e che erano apparsi nei servizi realizzati da Fabio e Mingo. Anche in questo caso, non è stata concessa alcuna ulteriore informazione. Ciò che appare evidentemente è l’intenzione del Tg satirico di condurre proprie “indagini”.