L’Autorità Antitrust sospetta che l’assegnazione dei diritti necessari alla trasmissione delle partite di calcio di serie A da parte della Lega a Sky e Mediaset, avvenuta lo scorso anno possa essere stata falsata da un’intesa tra le due emittenti Tv che potrebbe aver avuto per effetto quello di restringere il mercato del calcio in Tv, danneggiando i concorrenti e, naturalmente, i telespettatori.

E’ questa la notizia data ieri dall’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato che, in un Paese calcio e teledipendente come il nostro, ha rapidamente scalato le prime pagine di tutti i tele e radio giornali e campeggia su quelle dei quotidiani di oggi.

Calcio e Tv a parte, d’altro canto, stiamo parlando di una vendita che ha portato nelle casse della Lega quasi un miliardo di euro.

Ci vorrà tempo – almeno tutto il prossimo campionato – perché l’Autorità antitrust possa chiudere l’istruttoria ed accertare cosa è realmente accaduto oltre a ciò che, per la verità, è già noto da tempo e d’altra parte rappresenta la principale premessa della delibera di avvio dell’istruttoria firmata dal Presidente dell’Authority: la Lega Calcio lo scorso 24 giugno – dopo tre giorni di assemblee e negoziati – ha assegnato a Sky e Mediaset i diritti sulle partite di calcio in una miscela completamente diversa rispetto a quella nella quale le due emittenti Tv se li erano “aggiudicati” all’esito della gara bandita dalla stessa Lega e stravinta, numeri alla mano, da Sky.

E l’episodio all’origine dell’indagine appena avviata dall’Antitrust, in effetti, non poteva non suscitare – come d’altra parte suscitò all’epoca – dubbi e perplessità certamente meritevoli di approfondimento perché non serve essere esperti né di Antitrust, né di diritti sul calcio per rendersi conto che non è normale, specie in uno scontro tra i titani della Tv in relazione al calcio, che i risultati di una gara pubblica vengano travolti e disattesi senza che chi da vincitore indiscusso si ritrova a dover condividere il “bottino” con il principale concorrente, avverta neppure l’esigenza di chiedere ai Giudici di accertare se tutto è stato regolare.

Non sorprende, quindi, che l’Antitrust voglia vederci chiaro mentre sorprende, semmai, che la decisione sia maturata a quasi un anno esatto dai fatti in questione.

Ma di quell’episodio che, inequivocabilmente, proietta un cono d’ombra su tutti i soggetti coinvolti in quello che potrebbe passare alla storia come il “patto della crostata” dei signori del calcio, a questo punto è giusto che si occupi l’Autorità Garante per la concorrenza e per il mercato.

Sbaglierebbe, però, il regista se telecamere e riflettori, in queste ore – e nei mesi che verranno – restassero puntati solo sull’azione che all’epoca portò Sky e Mediaset a pareggiare una partita che, invece, il gigante di Rupert Murdoch avrebbe potuto vincere, perché, in questa vicenda, è l’intera partita che merita di essere passata alla moviola, prestando particolare attenzione alle regole, agli arbitri ed ai guardalinee.

Per dirla, fuori dal gergo calcistico, è, infatti, evidente che l’episodio sul quale oggi indaga l’Antitrust è sintomatico di un sistema di regole e controlli che si è dimostrato completamente inadeguato ed inefficace a governare un mercato che oltre a valere miliardi di euro ha riflessi diretti sul pluralismo televisivo e sulla libertà di informazione giacché è pacifico che chi si aggiudica il diritto di trasmettere più partite di calcio, in un Paese calcio-dipendente come il nostro, acquisisce uno straordinario elemento di fidelizzazione dei telespettatori.

Ed è su questo sistema di regole e controlli che occorre puntare con urgenza i riflettori per identificarne falle ed inefficienze e correre ai ripari, modificando le regole, rafforzando i controlli ed assicurandosi che quanto accaduto non possa accadere di nuovo.

Guai, infatti, a dimenticare che se la partita è finita così – che quanto accaduto abbia avuto o meno un effetto distorsivo sulla concorrenza ed il mercato – è dipeso, in buona misura, dall’ambiguità delle disposizioni contenute nel c.d. Decreto Melandri che disciplina la materia e, poi, dalle linee guida per la gara relativa all’assegnazione dei diritti sul calcio in Tv predisposte dalla Lega Calcio con il contributo del suo advisor, Infront italy, ma “approvate” tanto dall’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni che da quella Antitrust che oggi indaga.

Su quest’ultimo punto, tuttavia, è opportuno essere particolarmente chiari: la legge, infatti, attribuisce alle due Authority “solo” il potere di verificare la conformità delle linee guida al Decreto Melandri ovvero alla disciplina della materia con la conseguenza che se quest’ultima è ambigua, ambigue, purtroppo – come accaduto nella vicenda in questione – rischiano di essere anche le linee guida sebbene, naturalmente, niente impedisca alle due Authority di suggerire alla Lega di essere più chiara.

Se le regole e le linee guida avessero chiarito in modo inequivocabile se ed in che misura la “goleada” di Sky, all’esito della gara, fosse da considerarsi legittima, la Lega non avrebbe avuto altra scelta che assegnare a Sky la partita o, comunque, adottare i provvedimenti che fossero stati conseguenza diretta ed incontestabile dell’applicazione delle regole.

Quel grigio, però, ha consentito che si aprisse – quali che ne siano stati i contenuti – una negoziazione che ha prodotto le conseguenze sulle quali oggi l’Authority del mercato si ritrova ad indagare.

E, egualmente, è innegabile che la circostanza che la Lega si faccia “legittimamente” – ovvero senza violare alcun divieto espresso – assistere nella gestione della gara delle gare da un advisor che è portatore autonomo di interessi da centinaia di milioni di euro in una serie di mercati collegati a quello al quale la gara si riferisce sia, a dir poco, anomala.

Guai, infatti, a dimenticarsi che l’advisor della Lega Calcio nella vicenda è stata – come di consueto, fin dalla sua costituzione – quella Infront Italy s.r.l. che è ormai divenuta una sorta di factotum dei diritti sul calcio dal merchandising a quello in Tv, arrivando sino a quello giocato e, persino, agli Stadi.

Chi si affiderebbe, per avere consigli su come impostare e gestire in modo efficiente, trasparente ed imparziale una gara pubblica ad un avvocato o ad un commercialista che, uscito dal suo studio, opera da imprenditore in mercati legati a doppio filo a quello al quale si riferisce la gara?

Non c’è prova, naturalmente, oggi che la non estraneità della Infront Italy al mercato di riferimento abbia inciso sulla partita in modo determinante – sebbene l’Antitrust l’abbia correttamente individuata tra le parti del procedimento appena avviato – ma in procedimenti che hanno per obiettivo quello di garantire assoluta trasparenza ed imparzialità, anche certi semplici ragionevoli sospetti andrebbero eliminati.

Mentre, dunque, l’Authority antitrust fa il suo lavoro, sarebbe bene che Parlamento e governo mettessero mano, con urgenza, alle regole del gioco per evitare anche soltanto il rischio che altre partite come questa, in futuro, possano essere “truccate” che questa lo sia stata o meno.