Oltre 3mila dipendenti dell’Asl Roma H dovranno restituire i soldi per i buoni pasto del 2008. Almeno questo chiede l’azienda sanitaria. La denuncia arriva da Cgil, Cisl e Uil del Lazio. In totale dovrebbe essere restituita una cifra che supera i 2 milioni e 300mila euro: a seconda dei turni svolti dal personale, si tratta di somme dai 500 ai 1300 euro per dipendente. “Purtroppo – spiega il direttore generale della Asl, Fabrizio d’Alba – con quell’accordo non sono state rispettate alcune norme e lo stesso ministero dell’Economia ha certificato la cosa. Noi come azienda siamo obbligati in questo caso a recuperare i soldi, al momento però abbiamo inviato ai dipendenti ed ai sottoscrittori dell’accordo stesso solamente una lettera di messa in mora per evitare che scadano i termini di prescrizione; non c’è una data di scadenza per la restituzione dei soldi”.

I sindacati però danno una lettura differente della vicenda. “La direzione generale della Asl – spiega Marco Giobbi, sindacalista Cisl Fp, tra i firmatari del contratto – poiché nell’azienda sanitaria non c’è una mensa interna, nel 2007 ha stipulato questo accordo, di concerto con i sindacati di categoria, per aumentare l’importo del buono pasto da 2 euro e mezzo a 5 euro. Un contratto in piena regola, firmato dalle parti, per adeguare il prezzo del buono pasto all’aumento del costo della vita dovuto anche al passaggio all’euro, visto che i 2 euro e mezzo erano il corrispettivo del vecchio buono pasto da 5 mila lire. Ora però, non si sa per quale motivo, l’azienda dopo 7 anni pretende che oltre 3mila dipendenti restituiscano i soldi. L’accordo è stato redatto rispettando le prescrizioni di legge ma ipotizzando anche una qualsivoglia irregolarità commessa dalla direzione per quale motivo dovrebbero pagare i dipendenti?”.

L’azienda sanitaria aveva cercato di riprendere i soldi già nel 2010 e nel 2012 e, nel frattempo, a seguito dei ricorsi fatti al tribunale del lavoro da parte dei dipendenti, oltre 100 sentenze di primo grado hanno dato torto alla Asl. Ma l’azienda ora è tornata alla carica mettendo in mora lavoratori e sindacalisti firmatari dell’accordo. “E’ vero – prosegue D’Alba – ci sono state molte sentenze che hanno dato ragione ai dipendenti ma anche altre che gli hanno dato torto. Per stabilire definitivamente cosa fare stiamo aspettando il secondo grado ed in base anche a come si pronuncerà la magistratura vedremo se e come recuperare l’eventuale maltolto”. “Il tribunale del lavoro – ribatte Giobbi – ha più volte certificato con le sentenze la validità della contrattazione collettiva decentrata che ha portato alla stipula di tale accordo. L’azienda continua a chiedere i soldi come se nulla fosse, attuando anche una sorta di intimidazione nei confronti dei sindacati di categoria visto che, in seconda battuta, chiede l’intero importo di 2 milioni e 300mila euro a me e agli altri sindacalisti che nel 2007 hanno firmato l’accordo sui buoni pasto”.