A.A.A. doccia calda offresi”. È con questo annuncio, lanciato su Facebook, che quasi un mese fa Khadija Lamami, una ragazza reggiana di origine marocchina, ha aperto le porte di casa sua ai residenti di via Turri, reggiani e immigrati, a cui Iren da oltre un mese e mezzo ha staccato le utenze. “Ho ricevuto tanto da questa città, da quando, oramai 33 anni fa, accolse me e la mia famiglia – ha scritto sul gruppo di Facebook, che in pochi giorni ha registrato oltre un centinaio di iscritti – Grazie al modo in cui sono stata accolta oggi sono una persona che vuole, che sente come suo dovere, restituire quanto ricevuto alla sua comunità”.

La pagina è stata aperta nel mese di aprile, dopo che 397 famiglie che abitano in zona stazione a Reggio Emilia si sono ritrovate senza acqua calda e riscaldamento a causa di morosità prorogate nel tempo. Dal 2008 al 2014 le bollette non pagate sono lievitate fino alla cifra di oltre 2 milioni di euro, al punto da costringere la multiutility Iren e il Comune a passare alle soluzioni drastiche. Dei dieci condomini da 50 appartamenti coinvolti, che contavano in tutto 522 utenze, solo due hanno deciso di accettare un accordo per un piano pluriennale di rientro dal debito. Per gli altri invece, circa 1200 persone, dopo un periodo di razionamento e terminata la stagione invernale, dal primo aprile 2015 l’amministrazione e Iren hanno deciso di bloccare tutte le utenze. A rimetterci però sono stati non solo gli inquilini morosi, perché trattandosi di impianti condominiali centralizzati, senza acqua e riscaldamento sono rimasti anche quelli che hanno sempre pagato le bollette.

Così, mentre un’intera strada si è ritrovata senza acqua calda e qualcuno ha cominciato a riorganizzarsi autonomamente con boiler indipendenti, nel quartiere e non solo è partita la corsa alla solidarietà. Khadija Lamami, 35enne arrivata da bambina a Reggio Emilia dal Marocco, pur non abitando vicino a via Turri, ha deciso di fare la sua parte, offrendo una doccia calda a chi ne avesse bisogno. “Spero che questo mio gesto serva a dimostrare che chi viene accolto bene, poi restituisce il bene – racconta al fattoquotidiano.it – Quando ho saputo dei distacchi, mi sono detta che questa non era la città che ha accolto me e la mia famiglia 33 anni fa, e ho deciso di fare qualcosa”. Nel giro di un mese il bagno della giovane impiegata è diventato un punto d’appoggio fondamentale per una donna e una coppia che risiedono nella zona dei distacchi, e come lei tanti altri hanno seguito l’esempio. “Quelli che hanno bisogno mi telefonano e vengono qui se non riescono ad andare da famigliari o amici – continua – Con altre persone ci siamo organizzati per essere di aiuto in questa situazione di disagio, anche se è il Comune che dovrebbe dare delle risposte diverse. Gli amministratori devono essere attenti ai loro doveri – aggiunge – La Reggio Emilia che ricordo da bambina è quella dove per ogni problema c’era come risposta un ‘ci penso io’, una mano tesa. Non so se i bambini che adesso vivono in via Turri da grandi potranno dire la stessa cosa. Il rischio è che tra dieci anni, di fronte a tutto ciò, scelgano la via della violenza e non della convivenza”.

Il Tavolo No Maxiutility aveva chiesto all’amministrazione una moratoria di un anno prima dei distacchi e soprattutto di non agire indiscriminatamente danneggiando coloro che hanno sempre pagato regolarmente, e di valutare anche le situazioni di insolvenza dovute alla crisi economica. “Iren elargisce disinvoltamente milioni di euro per manager e sponsorizzazioni – tuonava il comitato all’indomani dei distacchi – ma fa la voce grossa con chi soffre la crisi e chi ha già pagato, e ciò è intollerabile”. Il vicesindaco Matteo Sassi al quotidiano Prima Pagina ha spiegato che molte famiglie morose dopo il provvedimento di Iren stanno lasciando gli alloggi, sottolineando che forse stavano lì “perché veniva consentito loro di non pagare”. Per Khadija però, questa per il Comune non deve essere vista come una vittoria. “Sassi continua a non offrire risposte – ha spiegato la donna – L’azione del Comune e di Iren ha di fatto messo all’angolo coloro che hanno sempre pagato le utenze, chiedendo a loro di farsi carico del debito anche dei furbetti. Ciò ha penalizzato coloro che di fatto le regole le rispettano e sono alleati delle istituzioni”.