In attesa che il governo nomini i due commissari mancanti per riportare a cinque il collegio dell’authority, per la Consob arriva l’avvertimento della Cassazione: se la commissione trascura i suoi doveri di vigilanza e non utilizza i suoi poteri per “assicurare il corretto e trasparente funzionamento del mercato” è possibile chiedere al giudice amministrativo di ordinare all’authority di porre fine alla sua inerzia. Un pronunciamento che apre la strada a interventi in tutti i casi in cui, come accaduto di recente nel caso dell’offerta di Ei Towers per le torri di Rai Way, l’organismo presieduto da Giuseppe Vegas non si muove subito per fare chiarezza e tutelare il mercato.

La suprema Corte si è espressa su ricorso di due piccoli azionisti di banca Monte dei Paschi di Siena che, affiancati da Cgil, Fisac e Federconsumatori, nel luglio 2013 si erano rivolti al Tribunale di Roma chiedendo non solo il risarcimento del danno derivante dalle presunte falle nella vigilanza, ma anche che fosse ordinato all’authority di mettere fine al suo “comportamento omissivo”, ripristinando una corretta informazione sulla situazione patrimoniale di Mps per evitare ulteriori danni agli azionisti. Le carenze lamentate dai sue soci riguardavano in particolare il controllo sulle operazioni che hanno portato la banca sull’orlo del fallimento e connesse alla ristrutturazione dei derivati Santorini e Alexandria, ufficialmente scoperti dai nuovi vertici dell’istituto senese nel settembre 2012.

A fronte della dichiarazione di incompetenza del Tribunale, i ricorrenti hanno chiesto alla Cassazione se ci fosse la possibilità di sindacare i comportamenti di vigilanza dell’authority non solo a posteriori, ma anche in corso d’opera e quale fosse il giudice deputato al controllo. La posizione della Consob era che “nessun giudice” è legittimato a “conoscere preventivamente il se e il come essa autorità prende decisioni in materia di vigilanza sul mercato mobiliare”. Nell’ordinanza depositata lunedì, le Sezioni unite non accolgono le obiezioni dell’authority che negava la possibilità di un  preventivo sul suo operato e riconoscono al tribunale amministrativo il potere di ordinarle di adoperarsi per assicurare una corretta vigilanza. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti in virtù della “peculiarità” e “novità” della questione.

In una nota Cgil, Fisac e Federconsumatori scrivono che ora “l’inerzia delle Autorità di garanzia non è più giustificata. Anche quando si tratti di poteri di ampia discrezionalità, i privati cittadini possono ottenere un provvedimento giudiziale che ordini alle amministrazioni l’esercizio dei mezzi a loro disposizione”. “Le sezioni unite, peraltro accogliendo la richiesta della procura generale, hanno oggi stabilito che la Consob può essere sottoposta al vaglio preventivo delle sue decisioni, specie se queste – come nel caso che ci occupa – si risolvono in inerzie reiterate nel tempo”, si legge nel comunicato. “In altre parole vi è un interesse sia del consumatore, che delle associazioni che lo assistono, che del sindacato, a controllare le eventuali omissioni dell’autorità di vigilanza sul mercato mobiliare, e questo interesse va sottoposto alla disamina del giudice amministrativo”.