I combattenti dello Stato Islamico arrivano in Europa anche sui barconi che attraversano il Mediterraneo. È quanto riferisce la Bbc Abdul Basit Haroun, consigliere del governo di Tobruk. Haroun sostiene di avere contatti tra gli scafisti in zone del Nord Africa controllate dall’Isis. Gli jihadisti consentirebbero ai barconi di continuare con le loro disperate traversate in cambio di parte dei guadagni e infiltrando tra i migranti i loro uomini, permettendo loro di raggiungere le coste europee.

“L’Isis usa i barconi per la sua gente che vuole mandare in Europa poiché la polizia europea non sa chi è dell’Isis e chi è un normale rifugiato”, sostiene il consigliere durante un’intervista al quinto canale della radio della Bbc. E sottolinea: “Occupano posti separati dagli altri migranti sui barconi, non temono la traversata e sono convinti aderenti dell’Isis. Lo sono al cento per cento”. Secondo Haroun l’obiettivo dei seguaci del sedicente Stato Islamico è avere sul posto miliziani utili per effettuare attacchi in Europa “non per oggi o per domani, ma in futuro“.  Già all’inizio dell’anno, ricorda la Bbc, Frontex aveva avvertito della “possibilità” che i foreign fighters stessero usando le rotte migratorie clandestine per entrare in Europa.

Nel mese di febbraio Abdullah Al Thani, premier del governo di Tobruk, aveva già lanciato l’allarme: “Le potenze mondiali intervengano o l’Isis arriverà in Italia“. Il primo ministro libico aveva aggiunto: “Abbiamo informazioni confermate che Al Qaeda e lo Stato islamico sono a Tripoli e vicino Ben Jawad, chiedo alle potenze mondiali di stare a fianco della Libia e lanciare attacchi militari contro questi gruppi”. Se non ci saranno interventi, aveva aggiunto, “questa minaccia si trasferirà nei Paesi europei, specialmente in Italia“.

Domani, lunedì 18 maggio, è previsto a Bruxelles un incontro tra i ministri degli Esteri e della Difesa europei in formazione “jumbo”. L’obiettivo è – in attesa di una risoluzione dell’Onu – dare il via libera al piano generale della missione contro i trafficanti di esseri umani in Libia, il cosiddetto Crisis Management Concept (Cmc), finalizzato dai diplomatici del Comitato politico e di sicurezza (Cops). Il piano prevede una missione navale europea che l’Italia si è candidata a guidare. Al tavolo del Consiglio nella formazione “jumbo” voluta da Federica Mogherini e Jean Claude Juncker, ci saranno anche Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti, che firmerà insieme agli altri ministri della Difesa francese e tedesco l’accordo per avviare la realizzazione di un drone europeo: una collaborazione nel settore dell’industria militare tra le capitali chiave dell’eurozona.

La Commissione europea ha adottato negli scorsi giorni l’agenda Ue per l’immigrazione. L’esecutivo ha proposto la creazione di un sistema temporaneo di quote per distribuire tra i 28 paesi dell’Unione i richiedenti asilo che già si trovano nell’Ue e di un meccanismo per assorbire 20mila rifugiati dei Paesi terzi. Un parere negativo è arrivato dal premier francese Valls, che non si è dimostrato propenso verso la suddivisione dei carichi: “La Francia è contraria a quote di migranti”. A Bruxelles domani si discuterà dunque anche il primo testo delle opzioni di politica di sicurezza e difesa europea che saranno la base del vertice di giugno, dal rafforzamento delle missioni nei paesi confinanti con la Libia alla cooperazione con i paesi di origine dei flussi migratori. Sulla missione navale contro i trafficanti sembrano concordi tutti i Paesi, mentre entro giugno i confini effettivi delle operazioni saranno definiti dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il ministro degli Affari esteri Gentiloni ha ribadito, dopo le rivelazioni del Guardian, che “non ci saranno operazioni di bombardamento da aerei o da navi in mare dei barconi né un intervento di occupazione con boots on the ground“, ovvero con forze militari sul terreno. Il mandato del consiglio straordinario di fine aprile indica infatti che i barconi debbano essere distrutti “prima” del loro impiego e il Cmc prevede “operazioni in alto mare, nelle acque territoriali e nelle acque interne o sulla costa”.