“Ovviamente gli scherzi ci sono, l’importante è quanto poi si degenera nello scherzo e quanto il soggetto che è preso di mira può reggerla o no”. A parlare è Licia, una studentessa dell’ultimo anno al Liceo Massimo D’Azeglio di Torino. I suoi compagni annuiscono e tutti sorridono al ricordo degli scherzi fatti in gita: “il dentifricio o la schiuma da barba in faccia mentre uno dorme, ma mai niente di pericoloso. Facevamo sparire cellulari o altro per scherzo”. Qualcuno ironizza sul consumo di droghe leggere. Altri parlano di risse “amichevoli” degenerate in qualcosa di un poco più pesante. “Alla fine ci ho rimesso gli occhiali da vista”, dice una ragazza. “Ricordo uno che si è ubriacato e gli hanno scritto sulla schiena. Il rischio – afferma un’altra ragazza – è che queste cose finiscano in rete con la condivisione dei video e ognuno reagisce a suo modo”. Sul ruolo dei docenti i ragazzi si dividono. “Lo scorso anno in un centinaio siamo stati in gita e ci sono stati un po’ di casini per alcuni fatti brutti e i docenti, pochi, si sono risentiti per la gestione delle classi in gita”. “I professori ci ripetono che hanno una grossa responsabilità a portarci in gita, perché non sanno mai cosa aspettarsi da noi”, spiega uno studente di quarta superiore, mentre per Tommaso, rappresentante d’istituto, “sono i professori a conoscere la classe e a dover decidere se portarla in gita o meno”  di Cosimo Caridi