Belle scoperte, grandi conferme. Che Modena non è soltanto l’eco del foulard extra extra large di Pavarotti, o il teatro istituzionale dello Storchi (che tra l’altro negli stessi giorni ospitava un sontuoso Ti regalo la mia morte, Veronika di Antonio Latella, sempre up) o ancora il festival internazionale Vie. Modena vuol dire anche, e da tre anni, festival “Trasparenze” (7-10 maggio) diretto dal Teatro dei Venti che quest’anno festeggiavano i dieci anni sul territorio (il loro spazio è il Teatro dei Segni; il numero dieci impresso sul retro della maglietta celebrativa della rassegna, da fantasisti quali sono Stefano Tè e il suo gruppo volenteroso, un po’ Baggio, un po’ Zico, molto Maradona).

Quattro giorni, una quindicina di spettacoli, cinque luoghi diversi, tra i quali il carcere, due tendoni in un parco che, al netto della pioggia bianca del polline dei tigli, era l’ideale per gli incontri, le tavole rotonde, il desco e i concerti. Un frullato, tutto insieme, in apnea, con l’aggiunta della Corte Ospitale (luogo ai confini, materiali, geografici e sentimentali) del chiostro e della colonne di mattoni, di quel polveroso immerso nei campi verdi dove è ancora possibile osservare, nello stridore della calura a picco, due bisce arrotolarsi e accoppiarsi, issarsi alte come se sentissero il flauto dell’incantatore indiano.

Oscar-De-Summa

La grande conferma è Oscar De Summa che, a completa maturazione, dopo venticinque anni sul palco, da quel primo sfogo autobiografico che fu il suo esordio Diario di provincia, arrivato, udite udite, a oltre 600 repliche, torna a fare i conti con il proprio passato (per non farlo diventare “terra straniera”) per non averne più paura, esorcizzarlo, ma anche domarlo, incasellarlo, farlo forse tacere, parlandone apertamente. Non c’è vergogna, non esiste esibizionismo nel suo monologo mentre ci apre il cassetto di ricordi dolorosi con Stasera sono in vena (vincitore di questa edizione del “Premio Cassino Off”), memoria che scorre potente e ci conduce nella Puglia anni ’80, con quel suo ritmico costante andirivieni di dialetto e ballate, nostalgico come avere sempre gli occhi stretti nelle fotografie che tuo padre ti scattava sempre contro sole, “altrimenti vengono buie”. Il Salento lo senti tutto, e non c’è mare o vento o sole che tenga, qui è terra bruciata che consuma, e non arde.

E’ rumorista, suonando un campanellino da reception di hotel, e onomatopeico, danza da seduto con quel piede che dà la carica, il tempo e la scossa (si può creare un ponte tra il tuo arto e la mano cadenzata a tagliare l’aria di Davide Enia), ti fa sentire tutto lo squallore viscido di certi quartieri e personaggi con un’ironia che ti taglia a tranci come un tonno al mercato di Tokyo. Scorrono David Bowie e Nick Cave, Pink Floyd e Jeff Buckley che fanno testo e poesia. E’ passato per il bosco buio, si è ferito, ne è uscito, con forza, determinazione, grazie alla cultura, ai libri, al teatro. E se passi attraverso certe miserie non hai più paura di niente. Oscar ce l’ha fatta e ogni sera lo dimostra a se stesso e a tutti quelli che hanno la fortuna di ascoltare le sfumature prodotte da cuore e voce. La soluzione è studiare per non essere più carne da macello, per non farsi usare. Che il teatro non è morto, che il teatro non fa male, che il teatro non è soltanto una pratica astratta.

Si può parlare di scoperta per quanto riguarda Roberto Kirtan Romagnoli, del quale in pochi giorni ho avuto la possibilità di vedere Pitagora e adesso Ulisse, due dei tre passaggi (il terzo step prevede Garibaldi) della trilogia sull’uomo nuovo. La sua dialettica da narratore imbevuto di gramelot e forza comunicativa tiene e regge (50 anni, 2 lauree e energia da vendere) e ci fa intravedere diverse angolazioni, prospettive e possibilità dell’enunciazione e della diffusione della cultura. Attraverso il sorriso e il sarcasmo bonario le idee rimangono più impresse, i concetti assumono forme universali ed il Mito lo vediamo avvicinarsi alle nostre piccole esistenze, facendole combaciare.

Civilleri Lo Sicco- blog

Complicato dare un quadro di Boxe di Civilleri/Lo Sicco, terzo incastro dopo gli sportivi Educazione fisica e Tandem. Non si intravede bene il percorso e il lavoro di fondo, l’idea di base con questi sei personaggi (ognuno parla in modo farsesco, vocine camuffate o contraffatte, connaturati da difetti fisici o tic da commedia dell’arte o teatro ragazzi) in cerca di un pugile. Ma non regge l’impianto né dal punto di vista realistico né metaforico, tanto meno poetico, con queste marcette a sottolineare e corse da Comiche. Li attendiamo per altre prove. Le “Trasparenze” funzionano, la trasparenza paga, la trasparenza mostra il fondo, il limite, per poterlo valicare.