L’auto e l’autista di Bruno Vespa? Li paga anche Mamma Rai. Il conduttore di “Porta a Porta”, il salotto televisivo più ambito dai potenti, viene trasportato in giro per Roma e non solo a bordo di un’auto per la quale Viale Mazzini spende cinquemila euro al mese. Il tutto sulla base di un accordo istruito dalla  direzione risorse umane e organizzazione dell’azienda pubblica che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare.

L’accordo è frutto di una “variante contrattuale per il riconoscimento di un contributo per il servizio di auto con autista” allo stesso Vespa, “conduttore, consulente esperto, ideatore, autore di testi”. Più in particolare, si tratta del “riconoscimento di un contributo mensile di euro 5 mila, a decorrere dal 1 marzo 2014 fino al 31 agosto 2016″, per una spesa complessiva di150mila euro quale quota parte del costo sostenuto dal collaboratore per assolvere alle misure di tutela su “auto non protetta” in ottemperanza a quanto disposto dal prefetto di Roma il 4 aprile 2013″.

Un accordo molto originale. “Noi abbiamo l’obbligo, derivante dall’ordinanza della Questura di Roma, confermata anche dal ministero dell’Interno, di adempiere alle esigenze di protezione di Bruno Vespa“, spiega a ilfattoquotidiano.it la Rai. Che aggiunge: “Va detto però che noi concorriamo solo a parte del costo“. Fine delle spiegazioni Rai.

Altri dettagli aggiunge Bruno Vespa: “In genere, se c’è una persona sottoposta a tutela le aziende se ne fanno carico“, spiega il conduttore: “Noi, e credo che questo sia il primo caso che accade, abbiamo invece convenuto che ci fosse un contributo da parte della Rai e che poi comunque la cosa  dipendesse autonomamente da me”. Quindi, “non è la Rai che paga la prestazione“, chiarisce Vespa: “pago io e la Rai contribuisce. E’ una contribuzione, insomma. Quanto alla proposta di accordo, l’ha fatta la Rai stessa dopo una serie di valutazioni e io l’ho accettata. Tutto qua”.

Meno disponibile Vespa si rivela invece intorno alle cause della particolare situazione nella quale si ritrova. Da dove nascono infatti le ragioni delle misure di tutela? “Queste cose”, taglia corto, “chiedetele al ministero degli Interni”.