Conferenza stampa della Lega sulla famiglia e sulla donnaNegli ultimi giorni Padova è entrata prepotentemente nelle cronache nazionali. Il gesto, di umana solidarietà, della signora Mara, che a 90 anni ha deciso di utilizzare una casa di sua proprietà per accogliere sei migranti africani, ha scatenato due reazioni contrapposte. Da una parte l’amministrazione leghista che ha aderito alla raccolta firme e alla manifestazione che si terrà oggi, contro l’accoglienza nelle case private di profughi, dall’altra la Chiesa e il mondo del volontariato che si sono dati appuntamento per una manifestazione di solidarietà ai migranti e per respingere l’idea di una città razzista e chiusa in difesa del proprio benessere.
Ci sarebbero molti motivi per parlare di Padova, un polo universitario di livello mondiale, una tradizione culturale, imprenditoriale, sportiva e non solo da fare invidia al mondo. Eppure si finisce a trattarla come l’ennesimo esempio di un Veneto razzista, gretto e ipocrita. E’ un Veneto che esiste quasi solo nella trattazione delle cronache giornalistiche, alimentato da pochi caudillos che fomentano l’odio e la paura contro il diverso, per avere un bersaglio semplice da colpire quando le cose vanno male. Il Veneto è stato abituato per decenni ad adottare ingenti numeri di immigrati come manodopera per la crescita vertiginosa delle aziende e oggi paga in parte il prezzo, con problemi di sicurezza innegabili.
Ad ogni problema però, corrispondono molti esempi di integrazione e di apertura, come non può essere altrimenti in una regione che ha l’internazionalismo e la solidarietà nel suo DNA storico. Non credo che la signora Mara volesse scatenare due manifestazioni contrapposte e tutto questo polverone, credo piuttosto che il suo volesse essere semplicemente un gesto di solidarietà individuale, da buona cristiana, come ha detto lei stessa. E’ triste vedere come chi dice di essere custode della “veneticità” riduca poi la regione ad essere lo zimbello del Paese, alimentando pesanti pregiudizi su di noi. Su di noi, Veneti, che abbiamo il record di volontariato solidale e il maggior numero di cooperanti sparsi nei paesi più poveri e disastrati del mondo.
Per colpa di pochi che fanno molto rumore, sembriamo un concentrato del peggio e del meglio, con il meglio largamente maggioritario, pur se silenzioso.