Il saluto fascista? L’ho insegnato alle mie 3 figlie. E’ un saluto solare, igienico, bello. E’ un gesto splendido d’amore. Certo, non bisogna abusarne perché ha la sua sacralità e la sua simbolicità. Non è un saluto che si fa a casaccio“. Sono le parole di Roberto Jonghi Lavarini, noto come il ‘barone nero’, esponente storico della destra milanese. Intervenuto a La Zanzara, su Radio24, il fondatore di ‘Cuore Nero’ parla in termini entusiastici del ventennio: “Le più belle canzoni furono realizzate durante il fascismo. Basti pensare a ‘Giovinezza’ e a ‘Faccetta nera’, che è un inno patriottico, una canzone ottima e stupenda, amata dagli italiani e apprezzata in tutto il mondo. E’ una canzone di civiltà. Altro che razzismo”. E aggiunge: “Le uccisioni degli etiopi in epoca fascista? Perdite fisiologiche in una grande guerra di civiltà. In realtà, il fascismo è apprezzato dalla maggioranza degli italiani. E’ assolutamente evidente. Il duce e il fascismo piacciono, gli italiani ne hanno un buon ricordo e non a caso ci sono molti calendari del duce, circa 5 milioni nelle case e negli esercizi commerciali. Non ci sono calendari di Togliatti o di Don Sturzo“. Il politico si pronuncia sul caso denunciato dal quotidiano La Repubblica: in un asilo di Cantù, in provincia di Como, una insegnante ha redarguito duramente i genitori di un bimbo di 4 anni, che era solito fare il saluto romano. “Poveretta quella maestra” – commenta il barone nero – “è sicuramente ignorante e deficiente, nel senso che ignora le leggi e la storia e le manca qualche rotella. Bravissimo quel bambino, bravissimi i suoi genitori che così bene l’hanno educato. La follia è della maestra”. Lavarini si rende protagonista di un vivace botta e risposta con David Parenzo, che lo chiama ‘minchione’. Ma l’esponente di destra non demorde e prosegue il suo peana: “Ovviamente ho portato spesso le mie figlie a Predappio, è un viaggio patriottico e simbolico“. “Certo, anziché portarle allo zoo, le porti lì”, replica il conduttore di Gisella Ruccia