“Abbiamo constatato che qualcuno voleva andare oltre e, invece, per me è andato definitivamente fuori”. È la cacciata di Raffaele Fitto da Forza Italia. E a tirare fuori il cartellino rosso è Silvio Berlusconi in persona. Per farlo sceglie Lecce, la città della sua ormai ex “protesi”. È la premessa al suo comizio di sostegno alla candidata Adriana Poli Bortone. Un prologo per mettere in chiaro le cose, perché non ci siano equivoci in quello che è il suo primo incontro in Puglia senza il suo plenipotenziario salentino: “Non funziona chiamarsi lealisti o ricostruttori, in Italia chi vota contro il partito che lo ha eletto e contro il suo candidato è chiamato traditore”. È chiaro il riferimento al sostegno dato alle regionali a Francesco Schittulli.

È l’epilogo di una storia quella che si vive nel tardo pomeriggio sotto il tendone del Palafiere di Lecce. E sembra essere non solo il tramonto dei rapporti con il suo ex delfino, mai nominato sul palco, ma anche di qualcos’altro. Per accorgersene bisogna andare nelle retrovie. Ci sono i “devoti a Silvio”, qualche iscritto ai circoli, molti curiosi. Un gruppo di Mesagne distribuisce i santini della candidata alle amministrative. Il giudizio è unanime: “Poca gente. È la fine”, dice un simpatizzante; “io qui sono venuto perché mi aspettavo l’apoteosi, che delusione”, aggiunge sconsolato un secondo; “ora è un bel casino”, sentenzia il terzo. Il quarto tira le somme: “l’autolesionismo della divisione ci condanna a questo”. E indica le sedie vuote. Sì, ci si aspettava molto di più: quattromila le presenze annunciate, ma non si è riusciti a riempire i duemila posti a sedere, un terzo dei quali, tra l’altro, riservato a candidati, esponenti politici e stampa.

È cruda la matematica, è la dimostrazione plastica di quanto pesi Fitto, almeno in Puglia, a casa sua. Mancano le solite truppe cammellate e il pallottoliere di parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, qui tutti suoi fedelissimi. A presidiare la roccaforte azzurra ci sono, invece, il deputato Francesco Paolo Sisto; il coordinatore regionale Luigi Vitali, “Gino il bulldozer”; il senatore Pietro Iurlaro; gli ex parlamentari Rosario Giorgio Costa e Cosimo Gallo. Accanto a Francesca Pascale, i posti sono assegnati alla triade Mariarosaria Rossi, Deborah Bergamini e Barbara Matera. “Dominus” dell’organizzazione sono i Mazzotta: il figlio Paride, coordinatore provinciale del partito, e il padre Giancarlo, sindaco di Carmiano e indagato nell’ambito dell’inchiesta per estorsione aggravata dal metodo mafioso relativa alle infiltrazioni della Scu nella Bcc Terra d’Otranto. È stato loro ospite a pranzo Berlusconi, assieme al suo enturage e a Vitali, ma senza la Poli, perché “riunione ristretta di Fi”.

Nel pomeriggio, un po’ di nervosismo si respira pensando alla logica dei numeri. A intrattenere il pubblico ci prova Gegia, “chiamata a fare cabaret e amica di Adriana”. Sul palco si becca i fischi alla battuta su Fitto: “non preoccupatevi per lui, lo hanno preso a fare il tronista”. Sale sulla ferita. Il leader azzurro arriva con un’ora di ritardo. E non si limita ad espellere “il traditore”: “Dar vita a un partitino significa non capire nulla della realtà. Serve solo ad avere la possibilità di continuare a fare soldi e carriera, prendendosi sempre e solo uno stipendio pagato dai contribuenti”. Quasi in un botta e risposta a distanza, Fitto ribatte: “Al termine di 48 ore di flop in Puglia tra eventi annullati e sale ‘ristrette’, Silvio Berlusconi dice che io sarei ‘fuori’ (non si sa bene da cosa). Gli rispondo: sei tu fuori dalla realtà. Fuori dalla rivoluzione liberale. Fuori dalle speranze del 1994. Peccato. Sei dentro un triste bunker nel quale ti sei voluto rinchiudere”.

Berlusconi, più nostalgico che entusiasta, tira dritto. Insiste sul refrain del pericolo comunista e guarda alle prossime elezioni politiche, “fra un anno, un anno e mezzo”, appuntamento al quale presentarsi “con un grande partito dei moderati” e “un programma di cinque punti”, per “conquistare un governo con 20 ministri”, per “dare una pensione alle mamme”. Poi, si congeda. L’inno di Fi torna a rimbombare. Qualcuno si guarda attorno. Sisto commenta: “Silvio è un vero fenomeno”. E i numeri? Da questa sala emerge che non ci sono. “Sono relativi, i numeri”.