In Cina quasi 3 milioni di tossicodipendenti dichiarati, ma nel 2014 il numero stimato dalla Commissione nazionale per il controllo dei narcotici è di quattro volte tanto: 14 milioni. Secondo i dati di quest’ultima, negli ultimi anni i consumatori di droghe sintetiche sono aumentati del 36 per cento ogni anno. Nel 2014 sarebbero stati 1,46 milioni, per la prima volta più del numero di eroinomani. Solo nel 2014, la polizia ha arrestato oltre 880mila persone per possesso e uso di stupefacenti, circa la metà dei quali sono stati “riabilitati” in campi specifici.

A dicembre del 2013, tremila agenti dei corpi speciali della polizia avevano fatto irruzione a Boshe, un villaggio di 14mila persone nella provincia sudorientale Guangdong. Avevano scoperto 77 laboratori clandestini di metanfetamine, sequestrato 3 tonnellate di droga e arrestato 182 persone, incluso il capovillaggio, onorato membro del Partito. Le indagini avevano messo in luce che circa la metà degli abitanti di Boshe era in qualche modo collegato all’economia della droga, la cui produzione copriva circa un terzo della domanda nazionale di metanfetamine. Il vaso di Pandora era stato scoperchiato. I media l’avevano immediatamente soprannominato un caso Breaking Bad con caratteristiche cinesi. Oggi, secondo il vicedirettore della Commissione nazionale per il controllo dei narcotici Liu Yuejin, la produzione si è spostata dalle aree costiere a quelle più povere della Cina interna. Ma la domanda nazionale è cresciuta a tal punto che si registra anche un aumento significativo del traffico internazionale.

Qui il 60% di tutti i sequestro di chetamina
Il rapido incremento del consumo di droghe sintetiche in Cina è in linea con i dati mondiali delle Nazioni Unite che nel 2014 hanno registrato “un’espansione senza precedenti del mercato”. La Repubblica popolare non fa eccezione. La chetamina sequestrata dalle autorità cinesi tra il 2008 e il 2011, ammontava al 60 per cento di quella sequestrata nel resto del mondo. Nel 2012 la polizia ha scoperto e fatto chiudere 326 laboratori illegali di metanfetamine, ma solo nel 2014 la campagna governativa contro la droga si è fatta più severa. I casi criminali correlati al mercato delle droghe scoperti dalla polizia sono quasi raddoppiati rispetto all’anno precedente. Ci sono stati anche arresti importanti nel mondo del cinema e della cultura. Tra questi il figlio dell’attore Jackie Chan, che si è sempre battuto contro la droga. Il suo arresto ha avuto un impatto mediatico enorme.

La storia di  “Chan junior”
Condannato a sei mesi di galera per possesso e spaccio di marijuana, deve il suo rilascio ad aver acconsentito di scusarsi in pubblico per il suo comportamento. “Poiché sono un personaggio pubblico – ha confessato di fronte alle telecamere di mezzo mondo il 32enne Jaycee Chan – quest’incidente ha avuto un impatto negativo sulla società. Ha inoltre creato dispiacere alle persone che mi sono state a fianco e perdite economiche alle persone con cui ho lavorato”. Il padre, star indiscussa dei film di arti marziali, era stato nominato da Pechino ambasciatore contro la droga già nel 2009. Dopo aver fatto circolare online dichiarazioni in cui prometteva di prendersi più cura di suo figlio assieme a foto in cui rasava il suo ragazzo, è tornato a parlare direttamente all’opinione pubblica. “La droga non colpisce solo le migliaia di giovani che ne fanno uso, ma anche le loro famiglie e il loro paese”. Per questo, ha dichiarato la settimana scorsa in conferenza stampa a Singapore, ritiene giusto che i crimini collegati alla droga vengano puniti con la pena capitale.

Altro che poveri, consumatori accaniti tra le star
La maggioranza dell’opinione pubblica cinese pensa ancora che la droga sia un fenomeno legato agli strati più poveri e marginali della società. Così il governo ha preso di mira anche i volti noti del cinema e della televisione. Le confessioni delle star in lacrime trasmesse dalla televisione nazionale sono la moderna evoluzione della politica di “colpirne uno per educarne molti”. Il possesso di droga è punito con una sanzione amministrativa di circa 280 euro e 15 giorni di detenzione nei centri di riabilitazione. Ma i rampolli di buona società, una volta pentitisi in pubblica piazza, non devono far altro che rimanere in disparte e aspettare che le acque si calmino. Per tutti gli altri c’è la possibilità che la disintossicazione forzata duri tre anni. A cui se ne possono aggiungere altri tre.