In attesa del disegno di legge che dovrebbe riformare l’intero settore eliminando i fondi statali a pioggia, anche quest’anno giornali non profit e per le minoranze linguistiche, cooperative editoriali e organi di partito riceveranno 48 milioni di euro di soldi pubblici. La stessa cifra versata a fine 2014 per il 2013. La decisione è arrivata dal tavolo sull’editoria convocato martedì fa dal sottosegretario Luca Lotti, a cui hanno preso parte rappresentanti di distributori, editori, edicolanti e giornalisti (Ordine, Inpgi e Federazione nazionale della stampa italiana). Lotti, secondo l’agenzia Public policy, si è impegnato a erogare i contributi diretti ai piccoli editori per un’ultima volta, perché nel frattempo, prima dell’estate, l’esecutivo punta a emanare un ddl di riforma che metterà in campo un nuovo “Fondo unico per la libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione“.

Il ddl, stando alle anticipazioni, introdurrà al posto dei fondi a pioggia erogazioni progressive in base al venduto (non più al distribuito) e con un tetto, per evitare che ci siano bilanci in cui il contributo statale è preponderante sulle altre entrate. I contributi saranno poi erogati non a fine anno ma in due rate a giugno e luglio. Previsti anche incentivi per il passaggio al digitale e l’informatizzazione di tutta la rete di vendita, dagli editori agli edicolanti. Tutti da definire, comunque, i dettagli del testo. Ogni soggetto ha le sue richieste: gli edicolanti vogliono che siano limitate le liberalizzazioni, la Fieg e la Federazione italiana settimanali cattolici auspicano che continui il sostegno ai prepensionamenti e che Poste italiane torni sui suoi passi per quanto riguarda la consegna della corrispondenza, compresi i quotidiani e periodici in abbonamento, a giorni alterni.

Il confronto è partito e continuerà nell’ambito di incontri tecnici tra Lotti, il dipartimento dell’editoria di palazzo Chigi e un gruppo di lavoro ad hoc formato dal capo dipartimento Roberto Marino e da Marco Gambaro, economista dell’Università di Milano, Giulio Vigevani, professore di diritto costituzionale della Bicocca di Milano e Alberto Mattiacci, docente di economia a La Sapienza.