Una via che si riscatta, che si racconta, che per non passare in secondo piano reagisce scegliendo la strada della fotografia con un circuito che coinvolgerà più di cinquanta fotografi. E’ l’ambizione di via Roma, nel pieno centro storico di Reggio, che questo week-end, dal 15 al 17 maggio, si presenterà nelle sue doti migliori a tutto il popolo di Fotografia Europea. L’ambizione è tanta; ma tante (e creative) sono anche le idee. Proprio per questo, il circuito cittadino “Tutti i luoghi il luogo” è certamente un buon candidato tra le mete da visitare durante questo primo w-e inaugurale della kermesse reggiana.

La fotografia, dicevamo, è il mezzo scelto per far scoprire e mostrare via Roma, i suoi cittadini, le sue attività, i suoi cortili, i palazzi. La gente che la vive davvero, insomma, e che per forza non deve essere legata ai soliti stereotipi. Una via che ha ispirato i lavori fotografici di chi esporrà a “Tutti i luoghi il luogo” e che mostrerà chi sono i residenti, gli inquilini, i negozianti, insomma chi sono le “persone” che vivono ogni giorno (in) via Roma, raccontando le loro storie e mostrandole nei loro luoghi. Lo faranno, per esempio, gli scatti di Francesca Cesari che ha deciso di fare particolari ritratti di famiglia o l’originale organetto di cartoline e foto souvenir di Giuseppe Boiardi (“un vero un souvenir tascabile nella migliore tradizione fototuristica”, dice).

Cuore dell’itinerario, come lo scorso anno, sarà l’Hotel City dove troveranno casa diverse mostre (come la Casa della Paesologia di Salvatore di Vilio, la residenza fotografica del collettivo napoletano Tribunali 138, le camere ricostruite da Silvio Dei Fogolari e Martina Civardi e la parentesi psichiatrica di Giorgio Iemmolo) tutte incentrate sui soggiorni speciali visto che l’hotel è ormai luogo d’accoglienza di famiglie sfrattate, profughi, immigrati e persone sole.

In questi tre giorni inaugurali, poi, apriranno le porte ai visitatori anche la storica Tipografia Fratelli Manfredi, la Banca Albertini (che ospiterà foto inedite di Angelo Davoli), il Palazzo Maria Melato, la scuola Comics, l’Atelier L’Altromondo e il Lab Art del parco Santa Maria (con una collettiva di artisti in prevalenza argentini, a cura di Ruben Quiroga); tutte sedi che difficilmente si aprono al pubblico.

E per rendere ancora tutto più originale le mostre saranno inserite anche in contesti lavorativi, anche tra i distributori automatici dove Alessandra Calò posizionerà, tra le merendine, le sue opere autografate a tiratura limitatissima, ma acquistabili a un prezzo simbolico. Da cercare in questo contesto, anche gli scatti di Fabrizio Cicconi e le foto di Sandra Lazzarini, annidate tra i capi della Lavanderia Vanna (per cui bisognerà chiamare un numero proprio come quando si ritira un abito) mentre all’Hotel Lorenz una cabina telefonica e un ascensore daranno spazio alle idee della videomaker Sara Bonaventura e del pittore Umberto Giorgione. Un percorso di interazione pura per una mostra che non vuole essere solo guardata ma scovata, capita, amata e ricordata (nei suoi luoghi e nei suoi perché).