Un gruppo armato ha assaltato un autobus a Karachi, nel sud del Pakistan, e ha ucciso 45 persone e ne ha ferite 13 . Erano tutti appartenenti alla setta degli ismaeliti, minoranza sciita e stavano andando in moschea. Gli sciiti rappresentano circa il 10-15% della popolazione del Paese, a maggioranza sunnita, con poco meno di 200 milioni di abitanti.

Gli assalitori erano sei. Hanno circondato il mezzo armati di pistole calibro 9, sono saliti a bordo vestiti con l’uniforme della polizia e hanno aperto il fuoco contro i passeggeri. Secondo i media locali, i talebani del principale gruppo armato pachistano del Tehrik-e-Taleban Pakistan hanno rivendicato l’attentato.

Il capo dell’esercito pachistano Raheel Sharif è arrivato a Karachi dopo aver cancellato una visita in Sri Lanka e sta incontrando ora i responsabili della sicurezza.  Il premier pachistano Nawaz Sharif ha espresso il suo rammarico per l’attacco che secondo lui “è un tentativo di seminare discordia tra i vari gruppi religiosi del Paese”. Il premier ha detto che gli ismaeliti “sono un popolo patriottico e civile che ha sempre lavorato per il benessere del Pakistan”.

L’attacco di stamattina è l’ultimo di una serie di attentati che hanno colpito negli ultimi mesi la minoranza sciita del Pakistan. Il 30 gennaio 2015, 60 persone sono state uccise in un attacco di Jundullah, gruppo legato all’Isis, sferrato dopo le preghiere del venerdì contro una moschea sciita nel distretto di Shikarpur, nella provincia del Sindh; il 13 febbraio 2015, 20 persone sono morte in un attacco dei Talebani contro una moschea sciita di Peshwar, nel nordovest; il 20 marzo 2015, in un attacco dinamitardo contro una moschea frequentata da fedeli della minoranza Bohra, due persone restano uccise e altre 12 ferite.

In un volantino ritrovato sul luogo della strage sarebbe contenuta una rivendicazione, quella dello Stato Islamico. Il messaggio scritto in urdu, spiega che l’attacco “è stato compiuto per vendetta” (‘Qisas’).Una vendetta legata ad una serie di massacri di civili avvenuti in passato. In particolare si cita l’uccisione di donne in Siria e in Iraq, di seminaristi innocenti a Raja Bazaar a Rawalpindi, di studentesse nella moschea rossa di Islamabad nel 2007 e della morte di civili innocenti in una serie di finti scontri a fuoco con la polizia.

“Giuriamo di attaccare le vostre famiglie – conclude il messaggio contenuto nello scritto – per farvi soffrire. Non ci sarà pace fino a che non sarà applicata la sharia (la legge islamica)”. Secondo alcuni esperti che non credono ad una presenza dell’Isis in Pakistan, si tratta però di un falso volantino lasciato sul posto per sviare le indagini.