Soglie studiate secondo convenienza”, “mancanza di rappresentanza per tutti i territori”, “norma cucita addosso al Pd“. Sono molti i punti messi in evidenza dai detrattori del nuovo sistema elettorale regionale toscano. Ma il listino bloccato “segreto” è quello che ha raccolto le critiche più forti da parte delle opposizioni, soprattutto la sinistra di Sì Toscana che, per questo, parla di “legge incostituzionale”. Uno stratagemma nato dal Patto del Nazareno “toscano” che non permetterebbe agli elettori di scegliere i propri candidati e spianerebbe la strada a eventuali impresentabili delle varie liste.

Il Toscanellum dà la possibilità a ogni singola lista di presentare, in aggiunta ai candidati delle varie circoscrizioni che dovranno racimolare preferenze per ottenere una poltrona in consiglio regionale, una mini lista bloccata con un massimo di tre nomi. “Privilegiati” i cui nomi non appariranno sulle schede elettorali, ma avranno la precedenza sugli altri candidati della stessa lista, indipendentemente dal numero di preferenze ottenute da questi ultimi. Un candidato che ha ottenuto il maggior numero di preferenze in un partito che ottiene, per esempio, solo il 7% (due seggi), rischia di rimanere estromesso da Palazzo Panciatichi, in favore dei candidati presenti nel listino bloccato.

Uno stratagemma, dicono i critici, che apre le porte della Regione a veri e propri “nominati”. “È incostituzionale – commenta Tommaso Fattori, candidato alla presidenza con Sì Toscana a Sinistra – In questo modo non si dà l’opportunità al cittadino di esprimere le proprie preferenze. Chi mette la croce su un preciso candidato non sa, in realtà, che sta dando il suo voto anche e soprattutto ad altre persone che, magari, non avrebbe mai votato. Questo perché il listino bloccato, o regionale, non è visibile sulla scheda elettorale”. Dello stesso parere anche il candidato del Movimento 5 Stelle, Giacomo Giannarelli: “Non presentiamo il listino – spiega – Siamo sostenitori della democrazia diretta e trasparente e questo è tutto il contrario”.

Le uniche liste che hanno deciso di usufruire del listino regionale sono la Lega Nord, che sostiene Claudio Borghi, e Lega Toscana-Più Toscana, a sostegno del candidato di Forza Italia, Stefano Mugnai, e composta da alcuni transfughi ed espulsi dalla Lega Nord Toscana. “Abbiamo deciso di usufruire del listino – spiega Borghi – per favorire esclusivamente la candidatura di Manuel Vescovi, nostro segretario regionale. Una sua non elezione avrebbe creato una situazione per cui chi dirige, ossia Vescovi, non poteva ricoprire un ruolo attivo in consiglio. È solo una questione di gerarchie interne al partito, nessun trucco per far passare degli impresentabili”.

Diversa è la situazione all’interno della lista a sostegno del candidato di Forza Italia, partito che più di tutti ha ostacolato il ritorno alle preferenze. Sono tre i nomi nel listino bloccato di Lega Toscana-Più Toscana: Antonio Gambetta Vianna, cacciato dalla Lega Nord Toscana nel 2012, quando era consigliere regionale, per aver cambiato il nome del gruppo consiliare in Più Toscana, Cristina Cini ed Emilio Paradiso. Quest’ultimo ha un passato politico caratterizzato da un’espulsione e accuse di razzismo e omofobia. Nel marzo 2014, quando era capogruppo in Consiglio comunale a Prato, è stato espulso dalla Lega Nord per essersi autocandidato a sindaco, senza consultare il partito. “Un politico di professione, uno a caccia di poltrone”, lo definirono poi gli ex compagni di partito. Ma il suo nome aveva già sollevato polemiche un anno prima, poco dopo le dimissioni di Michaela Biancofiore dalla carica di sottosegretaria alla Pubblica amministrazione a causa di alcune frasi contro i gay. In quell’occasione, per esprimere il suo disappunto contro le idee dell’allora ministro, Cécile Kyenge, riguardo al diritto di cittadinanza, pubblicò un post su Facebook con scritto “Il Bianco-Fiore si è dovuta piegare ai finocchi e il nero di seppia lo lasciano lì?”.

Twitter: @GianniRosini