Don Gallo, con la morte del 22 maggio del 2013 non ha interrotto il suo cammino al fianco degli ultimi, dei perdenti, degli esclusi e non ha smesso di essere uno sprone per i tanti che continuano a credere che questo mondo non solo lo si può, ma lo si deve cambiare! All’indomani della sua morte, Vauro rappresentò bene chi fosse Andrea con un aneddoto: un San Pietro titubante domanda a don Gallo che arriva in paradiso, il perché voglia essere trasferito all’inferno. E lui risponde “Io mi trovo meglio con gli esclusi”.

La prima volta che lo incontrai fu a Viareggio, a una festa popolare in Pineta, io ne avevo sentito parlare già da tempo, ma quella sera, sentirlo da vicino, fu per me una grande ispirazione. Ricordo che parlò per circa due ore senza mai fermarsi, andando avanti indietro tra il pubblico, alzando con i suoi scarponi neri nuvole di polvere. Alla fine crollò sfinito su una sedia, asciugandosi con il fazzoletto rosso che portava al collo.

Con le sue parole senza mediazioni e filtri don Gallo riusciva a far emergere il potere rivoluzionario del Vangelo, il vero messaggio di Gesù, che è quello di sovvertire i potenti. In Luca si dice: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi”. (Lc 1,52).

Proprio il potenziale sovversivo insito nel Vangelo, che nei secoli è stato disinnescato dai poteri che si sono succeduti, mi ha fatto sempre sperare che, se compreso, esso può essere il vero orientamento per liberare i popoli.

Fu questa convinzione che mi portò a scrivere per Castelvecchi Nonostante il Vaticano, un testo introdotto da Beppe Grillo a cui parteciparono don Gallo, Alex Zanotelli e il prete disobbediente di Avellino Vitaliano della Sala.

Per discutere del libro mi recai a Genova nel 2009, era agosto e faceva caldo, erano le tre del pomeriggio. Mi disse che si era da poco alzato perché lui era solito trascorrere la notte sveglio. Parlammo a lungo, mi raccontò dei suoi rapporti conflittuali con i vari vescovi che si erano succeduti a Genova, così lontani dalla realtà di povertà e sofferenza in cui Andrea ha vissuto la propria missione tra gli ultimi. Raccontò dei giorni di speranza del G8 ma anche di sofferenza per la morte di Carlo Giuliani. Raccontò del tormento nel veder morire la prima ragazza di Aids e delle sue provocazioni miranti a prevenire l’Aids; in particolare della necessità dell’uso dei preservativi, un uso caldamente consigliato anche ai vescovi. Un invito che ovviamente generò un putiferio.

Ma don Gallo era così. Era come uno scotch d’annata, diluirlo con dell’acqua sarebbe un delitto. Ma era un uomo anche molto dolce, una dolcezza che emerge dai suoi tanti libri editi prevalentemente negli ultimi anni. Io sento di consigliare quelli a cui ha partecipato Federico Traversa il giovane direttore editoriale di Chinasky edizioni, una piccola ma battagliera casa editrice genovese. In particolare segnalo: Camminare domandando, le ultime conversazioni con don Gallo. Un testo da cui si evince quella sua grande forza e convinzione che il mondo può e deve essere cambiato. Un cambiamento che si può avere solo se si è disposti a mettersi in cammino per la strada della giustizia.

Ricordo che mi regalò un altro suo libro da non perdere: E io continuo a camminare con gli ultimi, la dedica (Gianluca sono felice di vederti sulla strada della Giustizia) che mi scrisse, in questi anni è sempre stata uno sprone a non demordere. Uno sprone a non rassegnarmi alle diseguaglianze dilaganti esercitate da una élite contro i popoli. Popoli, sottomessi e incapaci di generare quel sovvertimento auspicato da Gesù, perché sterilizzati dai mass media e traditi dai politici a servizio dei potentati economico-finanziari.

Neanche dinanzi al dato del febbraio 2014 della Ong britannica Oxfan, in cui si afferma che le 85 persone più ricche del pianeta godono di un patrimonio equivalente a quello dei 3,5 miliardi più poveri, si riesce a prospettare un nuovo paradigma che metta pace tra gli uomini e tra quest’ultimi e il Pianeta.

Andrea, però, dopo esser stato perseguitato dalle gerarchie perché lui semplicemente seguiva il Vangelo, è morto dopo aver visto eletto Papa Francesco e i suoi primi tentativi di mettere al centro della Chiesa non più Mammona, ma Dio.

L’ultima volta che l’ho visto, lo salutai prima che salisse sul palco della Festa del Fatto alla Versiliana di Pietrasanta, ricordo che andai via mentre lui, tra il tripudio della gente cantava Bella Ciao.