Un rapporto pubblicato la scorsa settimana da Amnesty International riepiloga l’ultimo anno e mezzo di guerra ad Aleppo, in Siria.

Il documento fornisce un quadro agghiacciante delle devastazioni e delle stragi causate dai barili-bomba – barili di petrolio, taniche di benzina, o bombole del gas imbottiti di esplosivo, olio combustibile e frammenti metallici – lanciati dagli elicotteri delle forze governative su scuole, ospedali, moschee e mercati affollati nei quartieri occupati dall’opposizione armata nell’estate del 2012. Molti ospedali e scuole sono stati trasferiti in seminterrati e bunker sotterranei per ragioni di sicurezza.

Tre mesi fa, in un’intervista, il presidente siriano Bashar al-Assad ha negato categoricamente che le sue forze abbiano mai usato i barili-bomba. In molti sono disposti a credergli.

Eppure, l’anno scorso quei barili-bomba hanno ucciso più di 3000 civili solo nel governatorato di Aleppo e più di 11.000 persone in tutta la Siria dal 2012. Solo lo scorso mese di aprile, sono stati registrati non meno di 85 attacchi. Usare queste armi improprie per colpire di proposito e senza sosta i civili rappresenta un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità.

Come l’attacco coi barili-bomba del giugno 2014 contro un affollato mercato nel quartiere al-Sukkari, nel momento in cui vi si trovavano anche 150 persone in fila per ricevere cibo fuori da un centro per la distribuzione di aiuti umanitari.

Il rapporto di Amnesty International contiene dettagli e testimonianze su otto attacchi coi barili-bomba.

“C’erano bambini senza testa e brandelli di corpi ovunque” – ha raccontato un operaio di una fabbrica, descrivendo le conseguenze di un attacco contro il quartiere al-Fardous nel 2014.

“Sono l’arma più tremenda e letale… [Abbiamo a che fare con] ferite plurime, tante amputazioni, intestini fuori dal corpo… è troppo orribile” – è la testimonianza di un chirurgo locale.

C’è poi l’orribile quotidianità dei civili che sono sotto costante minaccia di morte.

“Niente sole, niente aria fresca, non possiamo salire all’aperto. Ci sono sempre aerei ed elicotteri in cielo” – ha raccontato un medico il cui ospedale da campo è tra quelli che hanno dovuto trasferirsi nei seminterrati.

“Siamo sempre nervosi, sempre spaventati, sempre con gli occhi al cielo” – ha riferito un insegnante.

In contrasto con l’insegnante, un abitante di Bustan al-Qasr racconta: “È diventata così un’abitudine avere gli elicotteri sopra di noi che alla fine ho smesso di guardare in alto. Sono più colpito dalla puzza di morte che c’è ovunque”.

Per un altro abitante, Aleppo è un “girone infernale”: “Le strade sono piene di sangue. Le persone uccise non stavano combattendo”.

Oltre ai barili-bomba, il rapporto di Amnesty International documenta anche tre attacchi missilistici portati a termine da parte delle forze governative, tra cui quello devastante del 30 aprile 2014 che ha colpito una mostra di disegni fatti dai bambini della scuola Ain Jalut, nel quartiere al-Ansari al-Sharqi.

 “Lì ho visto scene che non riesco a descrivere. C’erano parti di bambini, sangue dappertutto. I corpi erano ridotti a brandelli” – ha raccontato un insegnante di geografia testimone dell’attacco.

Ad Aleppo, anche i gruppi dell’opposizione armata (in città ne sono attivi almeno 18, compresi i curdi che difendono il loro quartiere, Sheikh Maqsoud)  hanno commesso crimini di guerra usando armi improprie come i colpi di mortaio e missili improvvisati lanciati da bombole del gas chiamate “cannoni del diavolo”. Nel 2014 attacchi del genere, contro edifici e infrastrutture civili, hanno ucciso almeno 600 persone del tutto estranee al conflitto.

Secondo gli abitanti di Aleppo, gli attacchi dei gruppi d’opposizione armata sono spesso “completamente a caso”:

“Non ti senti mai salvo o sicuro, mai. Non lo puoi mai sapere, potresti essere ucciso da un momento all’altro” – ha detto un abitante del quartiere al-Jamaliya.

Il rapporto di Amnesty International denuncia inoltre il massiccio ricorso alla tortura, agli arresti arbitrari e ai rapimenti da parte sia delle forze governative che dei gruppi d’opposizione armata.

Un ex detenuto, un attivista fermato nel 2012 dalle autorità governative per aver filmato una protesta, ha raccontato di esser stato fissato a uno pneumatico e picchiato con cavi che gli hanno lacerato la pelle. Nel carcere centrale di Aleppo, bombardato da entrambe le parti e dove centinaia di prigionieri erano alla fame e venivano uccisi sommariamente, è stato costretto ad ascoltare le urla di altri prigionieri torturati nella notte:

“Verso le 5 o le 6 del mattino, si sentono urlare solo le donne. Alle 7, smettono le donne e iniziano gli uomini. Il tutto è programmato”.

Un uomo, ostaggio di un gruppo d’opposizione armata, ha raccontato di essere stato picchiato più volte, sottoposto a scariche elettriche e appeso per i polsi per lunghi periodi di tempo prima di essere liberato.

Oltre a subire continui attacchi da entrambe le parti in conflitto, la popolazione di Aleppo vive in condizioni disastrose e lotta strenuamente per avere le forniture più elementari, come cibo, medicinali, acqua e corrente elettrica.

Nei quartieri occupati dall’opposizione il cibo è molto costoso. Gli abitanti ricorrono alla coltivazione diretta e cacciano conigli e gatti, che secondo un testimone sono diventati il “fast food di Aleppo”. Amnesty International continua a chiedere a ciascuna delle parti in conflitto di permettere l’ingresso degli aiuti umanitari ad Aleppo e in tutta la Siria.