La storia è una di quelle che cominciano nell’Olimpo e finiscono nella polvere. Il protagonista, infatti, è il Parma Football Club s.p.a, che in meno di dodici mesi, da maggio 2014 a marzo 2015, è passato dalle qualificazioni per l’ex Coppa Uefa alla bancarotta. A raccontarla sono quattro giornalisti, Silvia Bia, Stefano Cacciani, Raffaele Castagno e Nicolò Fabris, che attraverso le pagine di “Parma Crac, dall’Europa League al fallimento in meno di un anno”, edito da Officine Gutenberg e curato da Marcello Volta, ricostruiscono, tassello dopo tassello, l’annus horribilis del club parmigiano, la storica società calcistica della città ducale che tra debiti, guai giudiziari e avvicendamenti al vertice, in sottofondo l’imbarazzo dei giocatori e le proteste dei tifosi, si è trovata improvvisamente senza un padrone.

Una débâcle che gli autori dell’ebook, che il 14 maggio verrà presentato al Salone del Libro di Torino, ripercorrono meticolosamente, tassello dopo tassello, in una cronistoria che non dimentica alcun filone: dalle classifiche ai bilanci, dalle indagini della Procura di Parma allo sconforto dei tifosi. E che prende avvio da una data, il 18 maggio 2014, principio del declino e della caduta del Parma Footbal Club. Il giorno, cioè, in cui la squadra conquista sul campo la qualificazione all’Europa League. A quel trionfo, infatti, segue immediatamente una doccia gelata: un comunicato, cioè, della Figc, la Federazione italiana giuoco calcio, che comunica che il Parma non ha la licenza per partecipare all’ex Coppa Uefa. Ma quell’amarezza è solo la prima per i tifosi e i giocatori gialloblu.

Il campionato va di male in peggio, la società, venduta alla cordata del petroliere albanese Rezart Taçi e poi venduta di nuovo, cambia cinque presidenti in nemmeno 4 mesi, l’ultimo è Giampietro Manenti, arrestato il 18 marzo scorso. Ancora, Antonio Cassano se ne va, gli stipendi non vengono pagati, mancano pure i soldi per gli steward e quindi salta il match con l’Udinese e più avanti col Genoa, al suo posto i tifosi protestano in corteo. E a febbraio il Parma Calcio perde addirittura pezzi: alcune attrezzature vengono pignorate da Collecchio e dallo stadio Tardini, tra cui anche la panchina di Donadoni. L’ultima tegola, quindi, arriva dalla Procura di Parma, che il 26 febbraio scorso apre un fascicolo per bancarotta fraudolenta, iscritti l’ex patron Ghirardi e l’ex dirigente Leonardi, portando alla luce la vera situazione della società: oltre 218 milioni di debiti. Il 19 marzo, quindi, il Tribunale di Parma dichiara fallito il Parma FC, che finisce in vendita e ad oggi è ancora senza un compratore.

Una vicenda fatta di perquisizione e proteste, indagini e partite giocate quasi per miracolo, che gli autori di Parma Crac, postfazione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, raccontano senza dimenticarne le contraddizioni. Le promesse, cioè, enunciate a mezzo stampa dei numerosi patron della società, puntualmente smentite dalle indagini dei magistrati. Punto d’avvio è infatti la cronistoria del fallimento del club, seguito, come in un album di figurine, dai nomi e dalle schede di coloro che nel Parma Calcio hanno lasciato una segno: Donadoni come Cassano, ma anche Manenti stesso e Ghirardi, per fare qualche esempio. A seguire, capitolo dopo capitolo, tutte le sfumature di un percorso, giudiziaria, economica, sportiva, che non si è ancora concluso. Fino al 22 maggio, infatti, la società, oggi in esercizio provvisorio come qualsiasi altra azienda dichiarata fallita, è in vendita, prezzo base, 20 milioni di euro.

La storia, insomma, di un Parma “affogato nei debiti, ostaggio di faccendieri e preda di mediocri avvoltoi e improbabili personaggi che se ne sono contesi il cadavere solo per avere un po’ di notorietà o qualche profitto”, per dirla con le parole di Marco Osio, ex centrocampista ed ex maglia gialloblu. Quello stesso Osio soprannominato dai parmigiani “sindaco” per il contributo che i suoi piedi hanno dato alla fama Parma Calcio dei tempi d’oro, che ha scritto la prefazione di Parma Crac. “Perché se i successi sono figli del lavoro di tanti, i disastri possono essere figli dello sciagurato comportamento di pochi”.