“È importante vincere in questo collegio. Non vogliamo più i tagli di spesa dei conservatori, ma una maggioranza che difenda la Sanità pubblica che abbassi le tasse universitarie”. Hassan, 36 anni, è un consigliere comunale laburista di Londra. Nel giorno delle elezioni se ne va in giro con una coccarda gialla e rossa affissa sul petto. Insieme a un collega, utilizza le ultime ore, gli ultimi minuti della campagna elettorale andando casa per casa, porta a porta, per ricordare a tutti i suoi elettori che bisogna votare. “Sono nato in Gran Bretagna ma di origini pachistane. Terza generazione ormai”.

Ilford, estrema periferia nord est della regione londinese. I vagoni della metro sfrecciano per arrivare fin quassù. Emergono, si inabissano e emergono di nuovo, lasciandosi alle spalle la Stratford delle ultime olimpiadi e l’East End londinese: 45 minuti buoni dal centro. Eppure di East a Ilford ce n’è tantissimo. Circa il 30% degli abitanti, cittadini britannici e integrati come Hassan, hanno origini indiane, pachistane, bengalesi. Il mix è anche religioso: sono musulmani, hindu ma anche ebrei. Passa un’auto con un vessillo laburista, che “aiuta i volontari negli spostamenti o porta al voto chi per motivi di salute non riesce a raggiungere il seggio”, spiega Amber, dirigente locale del partito. Amber è venuta qui con un gruppetto di volontari per fare il classico il porta a porta elettorale. Anche il giorno del voto. Non è vietato, anzi.

Il punto è quello di Ilford nord, quartiere di classe media lavoratrice, è un collegio cosiddetto “marginale”, ovvero non sicuro. Laburista fino al 2005, poi due volte conservatore. Ma con una differenza di consensi tra destra e sinistra considerata recuperabile: 5, massimo 6.000 voti. “A sud ci sono quartieri rossi e operai, dove il Labour vince a occhi chiusi. A nord, invece comincia l’Essex, che come gran parte dell’Inghilterra profonda è tendenzialmente conservatrice. Ilford è in mezzo”, chiarisce Amber. Nei collegi sicuri per l’uno o per l’altro partito, fare campagna è inutile. Ma in quelli come Ilford è corsa all’ultimo voto.

Girato l’angolo della strada principale, Amber entra in quello che chiamano un “comitato elettorale”. La classica casa privata inglese a due piani e piccolo giardino di una coppia di pensionati, che viene aperta nei giorni del voto e diventa un centro organizzativo della campagna.

C’è un via vai di gente che, in un giorno lavorativo come il giovedì, trova tempo per la politica. Elly, bionda sulla trentina, coordina tutte le attività seduta sul divano accanto al padrone di casa che beve il suo tè. Elly Ha un librone pieno di fogli dove segna i gruppi di volontari che escono, i dati da loro raccolti, e assegna le strade da visitare ai nuovi gruppi di “cacciatori di voti”. Vengo messo nella squadra con Amber, Vincent (uno studente) e Peter (un pensionato). Il nostro compito è quello di fare “visite”, nello specifico per le 5-6 strade attorno al seggio. Appena si parte, Vincent spiega: “Abbiamo un elenco di elettori che già sappiamo essere laburisti. Andiamo da loro solo per ricordargli che oggi si vota”.

Il militante bussa alla porta e apre il signor Singh – o la signora Shaik o Pannhutri. “Lei è laburista, vero? Si ricorda di andare a votare oggi? È già andato?”. Le visite continuano fino alla chiusura delle urne, la pressione è martellante.

Non tutti aprono la porta, né gradiscono i “cacciatori”. Magari perché hanno cambiato idea. John a esempio dichiara di votare Ukip perché, dice, “voglio meno immigrati e meno Europa”. “Succede anche questo”, sorride il consigliere Hassan: “Se vinciamo, governeremo anche per lui”.

Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2015

* Alle Politiche del 7 maggio, il collegio di Ilford Nord ha effettivamente eletto un deputato laburista, dopo 10 anni di conservatori.