Chi racconta le nefandezze del clan dei Casalesi e ne paga sulla propria pelle le conseguenze di una vita sotto scorta, guarda con sconcerto a certe presenze nelle liste alleate del candidato Pd in Campania Vincenzo De Luca. Sandro Ruotolo si unisce agli allarmi di Roberto Saviano e Rosaria Capacchione. Il giornalista di Servizio Pubblico domani conclude la prima settimana trascorsa in compagnia degli angeli custodi che gli assicurano il quarto livello di protezione dalle minacce del boss detenuto Michele Zagaria. Ruotolo vive con ansia questa situazione. Ma è la lettura delle liste – dalle quali uscirà la classe dirigente della Regione che dovrebbe legiferare per lo sviluppo dei territori ad alto rischio di infiltrazione camorristica – a provocargli “vero dolore”.

Il dolore è un sentimento forte…
Il Gattopardo è siciliano. Ma lo abbiamo esportato alla grande anche qui in Campania. Pur consapevole delle migliaia di persone che hanno creduto nel cambiamento.

Lei ci credeva?
Avere a Casal di Principe un sindaco come Renato Natale mi apriva alla speranza. Ma ora mi chiedo: con che faccia si presenta ora il Pd che stava dentro a questa vicenda di cambiamento e che aveva in Renato uno dei suoi uomini migliori su quel territorio?

Il Pd purtroppo a Gomorra non ha espresso solo Renato Natale.
Esprimeva anche Enrico Fabozzi a Villa Literno e Angelo Brancaccio a Orta di Atella (due ex sindaci indagati con accuse di collusione coi clan camorristici, ndr).

Quale Pd ha vinto?
Ha vinto il Pd dei Fabozzi e dei Brancaccio su quello di Renato Natale. E mi identifico nello sbigottimento di Rosaria Capacchione.

Antonio Bassolino sostiene: “Inverosimile che le segreterie Pd di Roma e di Napoli non abbiano guardato prima quelle liste”.
Ha ragione, è tutto sconcertante. La verità è che la politica si è piegata al principio del potere e della vittoria a ogni costo. Si fanno accordi su un territorio solo con chi mi porta più voti. Ma per fare cosa?

Lei vive sotto scorta, come Saviano che imputa a Renzi uno scarso impegno anticamorra del suo governo. È d’accordo con le critiche dell’autore di Gomorra? Alle quali peraltro il premier finora non ha replicato…
Ho apprezzato la solidarietà del presidente del Senato, Grasso. Sono iscritto a una sola associazione, quella dei partigiani. E le istituzioni costruite con la Costituzione frutto di quella lotta per me sono sacre. Poi, però, vedo cosa ha fatto il partito di maggioranza in Calabria e in Sicilia. Accettabile ciò che fa il Pd da Teano in su. Ma da Teano in giù è inguardabile.

Gli ultimi governi sembrano fieri dei risultati antimafia. Fanno male?
Ci hanno venduto la storiella che era tutto finito. Invece, secondo mie fonti investigative, nonostante i cinquemila arresti avvenuti tra il 2008 e il 2013 nel clan dei Casalesi, ci sono almeno trecento affiliati di Gomorra in libertà. Molti stanno uscendo dal carcere, alcuni fiancheggiatori che hanno ospitato i boss Zagaria e Iovine durante la latitanza sono ancora liberi. L’arsenale del clan è ancora nascosto. Ecco la questione meridionale, è completamente assente dal tavolo del governo.

da il Fatto Quotidiano del 9 maggio 2015