Se non fosse coinvolta la Nasa, verrebbe subito da pensare a una bufala, oppure a un episodio della fortunata serie televisiva americana “X-Files”. Un suono di natura sconosciuta è stato catturato a 36 chilometri dalla superficie terrestre, ai confini della stratosfera, al di sopra della quota di volo degli aerei.

Il segnale, che assomiglia a un debole fruscio (sul sito LiveScience l’audio originale della registrazione), non è udibile dall’orecchio umano. La sua frequenza è, infatti, inferiore ai 20 hertz, e solo velocizzandolo di mille volte è possibile per l’uomo percepirlo. A captare questo “infrasuono”, come lo definiscono gli esperti, un registratore agganciato a un pallone aerostatico sperimentale costruito da uno studente dell’University of North Carolina, a Chapel Hill, Daniel Bowman. L’apparato è uno dei 10 esperimenti di un progetto promosso dalla Nasa e dal Louisiana space consortium, per coinvolgere gli studenti, e stimolarli a interessarsi alla ricerca spaziale.

La serie di misure inizia lo scorso anno, nei cieli tra l’Arizona e il New Mexico. Solo nelle ultime settimane, però, Bowman parla per la prima volta del segnale. L’occasione si presenta a fine aprile, a un uditorio di scienziati riuniti a Pasadena, in California, per il congresso annuale della Seismological society of America. La storia è subito ripresa da un sito di news scientifiche, “LiveScience”. Intervistato, è lo stesso studente Usa a definire lo strano segnale una sorta di “X-Files”. “Questo suono – dichiara Bowman a LiveScience – potrebbe giungere dal limite estremo dello spazio”.

La Nasa per il momento non si sbilancia. E questo alimenta le più svariate ipotesi, come quella che si tratti, ad esempio, di un’eco delle onde gravitazionali, increspature del tessuto dello spazio-tempo teorizzate un secolo fa da Albert Einstein nella sua Relatività Generale, ma finora mai osservate. Tra le possibili spiegazioni non manca, ovviamente, quella del segnale radio alieno. Uno scenario simile al racconto del film “Contact”, dove la protagonista Jodie Foster, nei panni di un’astronoma del progetto Seti (Search for extra-terrestrial intelligence), s’imbatte in un enigmatico segnale proveniente dalla stella Vega.

“È da 50 anni – sottolinea Bowman – che non si fanno registrazioni di infrasuoni nella stratosfera. Se provassimo a mettere degli strumenti lassù – spiega il giovane studioso – troveremmo cose che non abbiamo mai visto, né sentito, prima”. E c’è già chi, in seno alla comunità scientifica, propone di mandare sensori analoghi nello spazio, su Marte o Venere, per saperne di più su questi misteriosi segnali. “Penso che questa osservazione sia molto importante – conclude Omar Marcillo, geofisico presso il Los Alamos national laboratory del New Mexico -, poiché apre nuovi terreni di ricerca ancora inesplorati”.