E’ un bicchiere riempito a metà la sentenza della seconda sezione del Tar Campania che ha respinto il ricorso del M5S e lascia in campo Vincenzo De Luca. Mezzo pieno per l’uomo designato dal Pd a concorrere per la poltrona di governatore della Campania, condannato in primo grado per abuso d’ufficio e nel mirino della legge Severino. La sua candidatura è valida, e lui esulta: “Sono candidato legittimamente – afferma De Luca – verrò eletto legittimamente e governerò legittimamente”. Mezzo vuoto però, se si leggono con attenzione le 18 pagine di motivazioni. De Luca rimane un’anatra zoppa che faticherà a volare: i giudici del collegio presieduto da Gabriele Nunziata ricordano infatti che scatterà la sospensione dalla carica in caso di vittoria. Passaggio estratto da pagina 14 del provvedimento: “La sua eventuale elezione, (…), non ricadrebbe sotto il regime dell’art. 7, ma sotto quello sospensivo dell’art. 8 del d.lgs. n. 235/2012 (legge Severino, ndr)”.

I giudici, nell’esaminare il ricorso avanzato dalla candidata presidente dei grillini Valeria Ciarambino, ritengono che una condanna non definitiva non possa essere causa di incandidabilità e dunque di annullamento della candidatura. L’incandidabilità scatta solo in caso di condanna definitiva mentre “la situazione di sospensione dalla carica, siccome legata ad un provvedimento non definitivo, è anch’essa intrinsecamente provvisoria, essendo destinata a far posto alla decadenza dalla carica stessa, qualora intervenga il passaggio in giudicato della sentenza di condanna”. Il ricorso è stato bocciato anche nelle parti in cui i legali del M5S avanzano dubbi sulla presunta mancanza di una dichiarazione di collegamento alle liste, e su un presunto vizio nella dichiarazione di accettazione della candidatura. Il Tar ha condannato il M5S a rifondere 3mila euro di spese legali all’ex sindaco di Salerno, costituitosi in giudizio.

De Luca ne approfitta per rivolgere un appello agli elettori grillini “perché non disperdano il loro voto inutilmente. Chiedo loro di esprimere la voglia di rinnovamento, dando sostegno e forza alla mia battaglia contro la politica politicante, clientelare e deludente”. Il provvedimento arriva mentre impazzano le polemiche sulla presenza nelle liste collegate all’ex sindaco di Salerno di inquisiti, imputati, ex cosentiniani, familiari di presunti prestanome del clan dei Casalesi. “Il sistema Gomorra sostiene De Luca” ha denunciato Roberto Saviano. Un condannato a capo di personaggi discutibili. Anche se De Luca ieri ha maturato una sorta di autocritica, ammettendo che “forse era meglio non candidare qualcuno”. Secondo il coordinatore campano di Forza Italia, Domenico De Siano, quella emessa dal Tar “è una sentenza durissima che mi auguro non venga strumentalizzata dal candidato Vincenzo De Luca”.