Un elicottero militare è precipitato nella mattina dell’8 maggio nella regione di Gilgit-Baltistan, in Pakistan. Nello schianto sono morti gli ambasciatori di Norvegia e Filippine, le mogli dei diplomatici di Malesia e Indonesia, due piloti e un membro dell’equipaggio. Feriti invece gli ambasciatori di Polonia e Olanda. Il gruppo dei talebani del Pakistan, Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp), ha rivendicato la responsabilità dell’accaduto, il cui obiettivo era il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, scampato all’attentato in quanto in viaggio su un altro elicottero. Ma le Forze Armate pakistane hanno smentito l’attacco terroristico, affermando che si è trattato di un guasto tecnico. Un agricoltore della zona ha raccontato che l’elicottero è caduto sul tetto di una scuola in cui non si trovavano studenti: “È arrivato molto vicino alla pista di atterraggio. Ha sorvolato per un po’, poi ha tentato di girare quando si è schiantato”.

I diplomatici, insieme ad altri colleghi – tra cui non figura l’ambasciatore italiano a Islamabad, Adriano Chiodi Cianfarani -, erano diretti a bordo di tre elicotteri MI17 nella regione di Gilgit-Baltistan per una cerimonia di inaugurazione di un progetto turistico alla presenza del premier Nawaz Sharif. Un presunto portavoce dei militanti ha dichiarato: “Un gruppo speciale di Tehrik-e-Taliban Pakistan ha preparato un piano speciale per la visita del primo ministro, ma lui è sfuggito perché era su un altro elicottero”. Al sito pakistano di notizie DawnNews, il generale Asim Bajwa, dell’ufficio pubblica informazione delle Forze Armate, ha invece dichiarato: “In base alle informazioni iniziali l’elicottero ha avuto un guasto tecnico al momento della manovra per toccare terra”. Per fare luce su quanto avvenuto è stata quindi creata una commissione d’inchiesta.

Il gruppo Tehrik-e-Taliban Pakistan, che ha rivendicato l’attacco, è nato nel 2007 dall’unione di varie milizie tribali ed è una organizzazione che raccoglie vari gruppi estremisti radicata nelle aree tribali del Pakistan. “La loro missione dichiarata – secondo quanto ricostruito da Ahmed Rashid nel suo libro “Pericolo Pakistan” – era unificare le milizie e istituire un’organizzazione centralizzata, combattere le forze Nato in Afghanistan e muovere un jihad difensivo contro l’esercito pakistano”. Dalla sua formazione il gruppo, legato ma distinto dai Talebani afghani, si è esteso oltre i confini delle regioni tribali del Pakistan. L’attuale leader è Maulana Fazlullah, noto come “Radio Mullah”. Nel mirino del Ttp, tra gli altri, è finita la giovane attivista Malala Yousafzai, premio Nobel per la Pace 2014. A dicembre 2014 i talebani avevano inoltre colpito una scuola militare mietendo 145 vittime, tra cui 100 bambini: “Una vendetta per i nostri militanti uccisi dalle autorità – avevano dichiarato -, vogliamo che sentano il nostro dolore”.