Quasi cento anni fa, il poeta Gibran scrisse: “Vorrei poter raccogliere le vostre case nella mia mano, e come un seminatore spargerle nella foresta e sul prato. Vorrei che le valli fossero le vostre strade, e i verdi sentieri i vostri viali, perché possiate cercarvi l’un l’altro tra i vigneti, e giungere con la fragranza della terra sui vostri abiti”.

E’ probabile che molti di noi, soprattutto quanti – volenti o nolenti – si sono trovati immersi in metropoli e agglomerati urbani, abbiano ritenuto più opportuno confinare questi pensieri entro il reame del poetico, dell’utopico, dell’impraticabile, considerando la visione del loro autore più una sublime e ideale speranza che una previsione di scenario realisticamente attuabile.

Eppure, nel 1923, la “profezia” di Gibran poteva già vantare illustri esempi di attuazione ben più che immaginari: come la prima città giardino europea, fondata vent’anni prima nella contea dell’Hertfordshire, a nord di Londra, e ispirata ai principi urbanistici di Sir Ebezener Howard; o il distretto di Woodbourne in provincia di Boston, Massachusetts, sorto tra il 1890 ed il 1933 come città foresta; Garden City a Long Island, 30 km ad est di Manhattan, fondata nel 1869; e innumerevoli altri in Canada, Brasile, Argentina, Australia, Indonesia, Vietnam, Marocco, Sud Africa e Giappone.

In tutti i casi, le città giardino vennero realizzate con lo stesso obiettivo di contrastare il crescente e preoccupante degrado del territorio e del suolo, dovuto all’industrializzazione delle città e delle campagne, confidando nella possibilità di una più armoniosa convivenza tra l’artificio (le macchine) e il naturale (le piante).

Anche in Italia le città giardino hanno da allora prosperato, e continuano a farlo: in questo episodio di Creativi di Fatto, insieme ad Antonio De Falco – presidente della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica “Emilia Hazelip” – ci domandiamo quanto continui ad essere essenziale un’attenta ed accorta cura del suolo naturale ed in che modo essa possa garantire la salute della Terra e dei suoi abitanti, portando le aree di residenza, di industria e di coltivazione ad un maggior equilibrio armonico di reciproco rispetto e di mutuo soccorso, scoprendo gli innovativi metodi proposti dalle tecniche dell’Agricoltura Sinergica.