Martedì la Juve ha spazzato il campo col 33% di share e dieci milioni di spettatori. Ma si è creata anche una particolare congiunzione di palinsesto perché proprio al martedì c’è un pubblico che, al di là della “crisi dei talk show”, continua a frequentarli con costanza dividendosi equamente fra Floris e Giannini. Quanto è impermeabile questo pubblico delle chiacchiere (al quale ci onoriamo di appartenere) rispetto al richiamo di una importante partita di calcio che vede protagonista la Juve (che equivale nel calcio al generalista Partito Nazione, quello che piace un po’ dappertutto e in tutti gli ambienti)?

Dinanzi al dilagare della Juve la coppia dei talk show politici è arretrata in media del 36% se si fa il confronto con l’ascolto della settimana precedente. Maggiore il numero dei maschi accorsi in campo a spalleggiare la Juve e assai minore quello delle donne. E queste ultime sono restate particolarmente fedeli al programma di Floris, ma con una vistosa eccezione al loro interno: quelle tra i 35 e i 45 anni, non sappiamo se per tifo genuino o per ritrosia a lasciare il marito tutto solo ad infiammarsi di passione.

È assai interessante che la maggiore diserzione avvenga fra i maschi tra i 25 e i 35 anni, che la settimana precedente seguivano Dimartedì e all’arrivo della Juve lo hanno invece tradito nella misura del 90%. Guarda caso, nel confronto fra due titoli che fanno più o meno gli stessi numeri complessivi, si tratta del segmento di pubblico in cui Floris le settimana precedente aveva registrato una netta supremazia su Ballarò. E questa è la classica “cosa strana” che nelle anonime sequenze delle statistiche salta all’occhio e dà la stura alle congetture. Anche perché, guarda caso, quella è proprio la fascia di maschi giovani che non ha mai mostrato una particolare passione per i talk show politici, lasciati piuttosto alla frequentazione di molti genitori e nonni che li seguono come la telenovela della loro stessa vita, di cui non possono perdere alcuna puntata come accade agli spettatori de “Il Segreto” che ha preso il posto dell’ex Canale5.

Come mai Dimartedì ha fatto presa su quel segmento giovane per subito perderlo appena è spuntata una partita? Forse la ragione è la medesima. Forse Floris spostandosi su La7 è uscito dall’area di pubblico più inerzialmente “Rai” e, sarà merito di qualche sforzo linguistico, si è offerto alla “scoperta”, di aree di pubblico che altrimenti se ne sarebbero tenuti lontano quasi “per principio”. In altri termini, e lo suggeriamo con tutti i dubbi del caso, può essere che La7 con Di martedì stia imprevedibilmente tentando, non sappiamo quanto consapevolmente, di costruire un pubblico di tipo nuovo per un genere stravecchio. E una delle caratteristiche di questo pubblico è di stare immerso fino al collo negli eventi correnti anziché tenersene ad altezzosa distanza. E dunque di cedere alle tentazioni piuttosto che praticare la fedeltà. Un’ultima annotazione: la categoria che più delle altre molla tutto e corre sugli spalti è quella dei laureati… Come a dimostrare il risultato di tanti studi e tanti sacrifici: la testa nel pallone.