Renzi apre secondo giorno LeopoldaCon tutte le disgrazie che ci sono non ci stracceremo di sicuro le vesti: la crisi economica che non accenna a diminuire (solo +0,6%, con possibili rettifiche); i buchi di bilancio vari per i provvedimenti sulle pensioni sbagliati e per i derivati sbagliatissimi (parliamo di decine di miliardi); la disoccupazione che cresce; i problemi delle migliaia di migranti; la corruzione e dulcis in fundo una legge elettorale truffaldina e che contribuirà ancor più a separare classe politica e cittadini.

Insomma, anche se ognuno poi trova i suoi spunti di divertimento, non c’è da ridere e tantomeno da scandalizzarsi. Però la nomina di Davide Serra, il cofondatore del fondo speculativo di investimento Algebris, a Commendatore della Repubblica, è una decisione non solo vergognosa (per le palesi amichevoli entrature del manager a livello di capo dell’Esecutivo), ma soprattutto è un’altra pesante macchia nera nella storia di questa Repubblica, che grazie al comportamento fedifrago di certi uomini delle istituzioni, assume sempre più le sembianze di un bananeto, in ogni caso di un luogo in cui la Legge, la Democrazia e la Giustizia divengono carne da porco per mano degli stessi che dovrebbero promuoverle e sostenerle.

Ovviamente non è un reato e questo è il problema, perché in Italia spesso (purtroppo!) questa frase viene citata per chiudere la questione, come se l’unico discrimine tra l’utile e il dannoso, tra ciò che è moralmente vantaggioso e ciò che invece contribuisce a fare del nostro paese un luogo marginale rispetto al progresso civile ed economico, fosse il codice penale. Ma non è così. Certe scelte, non penalmente rilevanti, ma moralmente riprovevoli, sono in grado di infierire alla società maggiori danni di alcuni crimini conclamati e perseguiti dalla legge. Come è appunto il caso dell’assegnazione a uno speculatore di breve periodo di una tra le massime pubbliche onorificenze. Una vergogna per chi l’ha firmata e un pessimo esempio per chi guarda e impara.

Chiariamo che ogni cittadino è libero – all’interno delle leggi – di scegliere l’attività economica che più gli aggrada. Ma uno Stato che si ritrova la Costituzione che noi abbiamo, non può onorare uno speculatore, se non al prezzo di negare ipso facto gli stessi valori, principi e commi della Carta fondamentale. Che dice l’assegnazione della Commenda al gestore di un fondo altamente speculativo – tra l’altro di brevissima vita e per sua natura facilmente convertibile in un clamoroso fallimento – a quegli imprenditori che si sono suicidati perché non riuscivano a pagare i propri dipendenti?

A quelli che lavorano ogni giorno, pagando le tasse in Italia, per estrarre profitti magrissimi anche in conseguenza dell’oneroso rispetto delle leggi? Che dice una nomina del genere a quei moltissimi giovani disoccupati, che tuttavia non sono disposti a scegliere la strada dei compromessi e degli accomodamenti contrari alle leggi e al loro senso di responsabilità sociale pur di uscire dalle difficili situazioni in cui si trovano? Che cosa suggeriscono questi galloni sul petto a tutti quelli che lavorano con fatica ogni giorno, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle professioni, in gran parte degli ambiti lavorativi italiani, dove il rapporto fra le retribuzioni e l’impegno è sempre inferiore ai più diffusi standard di equità e giustizia? Non suona forse una nomina del genere come uno schiaffo e uno sberleffo a tutti quelli che fanno il proprio dovere, senza attendersi null’altro che la propria personale stima? In realtà su che cosa si regge questo nostro paese, sugli speculatori alla Serra o su quelli che sudano in silenzio ogni giorno?

Ognuno ovviamente ha gli esempi che si merita, ma certo additare l’opera di un corsaro della finanza (per il solo fatto che è riuscito – temporaneamente – a guadagnare un fracco di soldi e a diventare amico dei potenti) non migliora le cose.
Noi non ci scandalizzeremo, né osiamo sperare che qualcuno potrà intervenire rapidamente a sanare il clamoroso errore. Noi tireremo dritto come davanti a una sconcezza inguardabile, ma l’Italia pagherà a caro prezzo questi cattivi esempi timbrati e sottoscritti con il simbolo della Repubblica.