Continua a essere una star anche se ora in campo non è più il fenomeno di un tempo, Mohamed Aboutrika. Questa volta però l’ex fantasista della nazionale egiziana, idolo nel Paese per aver deciso due volte la Coppa d’Africa, ha scatenato i suoi fan (non solo calcistici) per questioni che con gol e assist c’entrano ben poco. Giovedì l’autorità giudiziaria del Cairo ha sequestrato la sua parte di quote in un’agenzia di viaggi da lui fondata e attraverso la quale, secondo l’accusa, avrebbe finanziato i Fratelli Musulmani, movimento salito al potere nel 2012 attraverso la figura di Mohammed Morsi e dichiarato “organizzazione terroristica” tra settembre e dicembre 2013. E Aboutrika non le ha mandate a dire attraverso il suo profilo Twitter: “Confiscatemi pure tutto, prendete i soldi – ha scritto – ma non lascerò il Paese e continuerò a battermi per la sua sicurezza”.

Una dichiarazione che ha scatenato il popolare social network tra migliaia di retweet (oltre 13mila nel primo pomeriggio di venerdì) e il lancio dell’hashtag #IsupportAbouTreika che continua a ricevere migliaia di citazioni d’appoggio in tutto il mondo. Del resto l’ex giocatore dell’Al-Ahly, club tra i più vincenti al mondo con il quale ha alzato 14 trofei tra cui 5 campionati egiziani e 3 Champions League africane, non è nuovo a prese di posizione piuttosto forti. Il suo impegno politico radicale aveva fatto discutere già a fine agosto, quando Aboutrika rifiutò l’invito alla Partita della pace, organizzata all’Olimpico di Roma e ‘ispirata’ da Papa Francesco, perché tra i calciatori ‘convocati’ c’erano anche gli israeliani Yossi Benayoun, Dudu Auate e Tomer Hemed: “Con i sionisti non gioco. Bisogna dare un esempio alle nuove generazioni”, disse allora.

Nel 2008 invece Aboutrika aveva ricevuto un richiamo ufficiale dalla Caf, l’organismo che rappresenta le federazioni africane, perché durante una partita di Coppa d’Africa mostrò una maglietta con la scritta “Sympathize with Gaza” dopo aver segnato un gol al Sudan. E dopo la strage di Port Said, nella quale morirono 74 persone in seguito agli scontri tra le tifoserie dell’Al-Ahly e dell’Al-Masry, il centrocampista non esitò a parlare di un attacco pianificato e volutamente non fermato dalle forze dell’ordine. Quella vicenda toccò da vicino il calciatore egiziano, perché era in campo e fu tra i primi a prestare soccorso vedendo uno dei feriti morire tra le sue braccia.