Immaginate la cafeteria del quartier generale di McDonald’s in Illinois. Invece di servire Big Macs o Chicken wings, nella scelta del menù: insalata di farro e kamut, assaggi vegan e verdure a Km zero. Mentre alle feste dei figli di executives Coca-Cola, tavolate di succhi bio, spremute d’arancia fatte al momento, acqua naturale e tisane drenanti.

Qualche perplessità sull’effettiva qualità dei prodotti potrebbe venire, se manco quelli che passano quindici ore al giorno cercando di convincerci (riuscendoci) a non poterne fare a meno, decidono poi di scegliere diversamente nella loro vita privata.

Il marito di Sheryl Sandberg – COO di Facebook nonché una delle donne più influenti d’America – è morto la scorsa settimana mentre si allenava sul tapis roulant durante una vacanza in Messico.

I want to thank all of our friends and family for the outpouring of love over the past few days. It has been…

Posted by Sheryl Sandberg on Martedì 5 maggio 2015

Al servizio commemorativo tenutosi lo scorso martedì in California, la famiglia ha pregato tutti gli invitati di non scattare fotografie e non postare nulla sui social media, come forma di rispetto ai famigliari.

Comprensibilissimo.

Condividere immagini, video, messaggi con il mondo intero – e di gente alla quale non è stato nemmeno chiesto il consenso – è in molti casi oltraggioso e irrispettoso. Ma non è questo, in fondo, Facebook? Non è questo quello che fanno ogni giorno, in ogni istante nel mondo, milioni di persone proprio mentre sto picchiando sui tasti della mia tastiera?

Sheryl Sandberg non vuole giustamente che il dolore suo e dei suoi figli venga osservato, spiato, commentato da quell’umanità che non fa parte della sua vita. Come la mettiamo però con il dolore di chi non ha gli strumenti per difendersi da quel mondo che, vile e minaccioso, staziona permanentemente dietro al suo monitor?

Come la mettiamo con le vittime quotidiane di cyber-stronzi che non hanno la forza né il potere di dire “per piacere, non condividete quella fotografia in cui mi faccio schifo”. E che poi si devono sorbire gli insulti in mondo visione?

Non è malafede far circolare un’idea nel mondo, salvo poi non applicarne i principi su se stessi? Il commercio non è quasi mai etico. E gli effetti sul consumatore non sono quasi mai una priorità del produttore.

Ne intuiva qualcosa anche Steve Jobs, che dettava regole severissime ai suoi figli sull’uso di apparecchi elettronici in casa. E come lui, molti manager della Silicon Valley limitano l’uso di smartphones e computer a non più di trenta minuti al giorno durante i giorni di scuola. La ragione? Hanno visto i rischi della tecnologia in prima persona e non vogliono che accada ai loro figli.

Walter Isaacson, autore della biografia autorizzata su Steve Jobs, ricorda che ogni sera per cena, la famiglia sedeva al grande tavolo in soggiorno e discuteva di libri, storia, e argomenti di varia natura. Mai nessuno tirava fuori uno dei gingilli inventati dal padre.

I guru del web hanno perfettamente chiari i pericoli che si nascondono dietro gli strumenti che immettono sul mercato, poco male se nessuno avrà la cortesia di avvertire il popolino.

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