La federcalcio spagnola ha annunciato, a partire dal 16 maggio, uno sciopero a tempo indeterminato del calcio a tutti i livelli, compresa la Liga di Cristiano Ronaldo e Messi. Con il campionato ancora apertissimo, il Barcellona è a +2 in classifica sul Real Madrid, salterebbero quindi le ultime due giornate di campionato (Atletico Madrid – Barça e Espanyol – Real di domenica 17, oltre a Barça – Deportivo e Real – Getafe di sabato 23) decisive per l’assegnazione del titolo. E non si giocherà neppure la finale della Copa del Rey tra Barça e Athletic Bilbao, in programma il 30 maggio. L’annuncio dello sciopero è stato dato dal presidente della federcalcio Angel María Villar, e le motivazioni sono tanto chiare quanto poco limpide. Di sicuro c’è solo che ballo c’è il recente decreto legge del Governo, che impone la vendita centralizzata dei diritti tv per il triennio 2016-19.

Finora la vendita era individuale, e questo favoriva le corazzate Real e Barcellona che intascavano 150 milioni l’anno circa: quattro volte tanto quello che prendevano il gruppetto delle inseguitrici, oltre dieci volte tanto le rimanenti squadre della Liga. La vendita collettiva, non necessariamente democratica in sé, avrebbe però imposto un limite alla sperequazione. Ed era stata concordata con la maggior parte delle squadre spagnole, escluse le due grandi. E invece, ecco che Angel María Villar ha dichiarato: “Il calcio spagnolo è stato ignorato e disprezzato dal governo (…) Il denaro privato del calcio viene utilizzato per politiche sportive volte ad attività aliene al calcio stesso”. Riferendosi quindi a una minima parte, si parla dell’1% circa degli introiti, che sarebbe destinata ad altri usi, tra cui l’ipotesi di creare un fondo per gli sportivi di alto livello, non necessariamente calciatori.

Nei prossimi giorni Villar incontrerà Josè Ignacio Wert, il ministro di Educazione, Cultura e Sport nel governo socialista di Mariano Rajoy che ha firmato il decreto, per trovare un accordo. Ma su cosa andrà trovato questo accordo? Sembra strano che il problema sia solo la destinazione quell’1% della vendita collettiva. E infatti, il presidente dell’Espanyol, annunciando le ragioni dello sciopero ha dato un’interpretazione opposta, dichiarando: “Se il decreto legge sui diritti tv non arriva entro il 16 maggio, siamo pronti a bloccare la Liga”. Lasciando quindi intendere che il problema sia invece proprio la volontà che il decreto diventi legge, e il prima possibile, nonostante la dura opposizione di Real Madrid e Barcellona. Uno sciopero clamoroso quindi, con l’assegnazione di campionato e Coppa messa in bilico, che si trasforma però in assurdo: le motivazioni sono tra loro discordanti. L’unica cosa certa rimane il casus belli che ha fatto esplodere queste contraddizioni, la vendita collettiva dei diritti tv tesa a rompere il duopolio che imprigiona il calcio spagnolo.

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