Colpo di scena in Cile. La presidente Michelle Bachelet ha chiesto a tutti i suoi ministri di rassegnare le loro dimissioni. Nelle prossime 72 ore deciderà chi di loro dovrà lasciare e chi potrà restare. Una decisione, che seppur nell’aria da tempo, è arrivata come un fulmine a ciel sereno mercoledì sera, e comunicata direttamente in televisione nel corso di un’intervista all’emittente Canal 13.

Gli ultimi mesi infatti per la presidente e i suoi ministri non sono stati affatto facili, barcamenandosi tra i vari scandali che li hanno visti coinvolti, con il ‘caso Caval’, legato ai prestiti bancari ricevuti dal figlio e la nuora di Bachelet, il caso Penta sul finanziamento alle campagne elettorali che politici di destra e una società finanziaria di primo piano, fino agli ultimi episodi, da cui sono emersi legami tra il genero del dittatore Pinochet e alcuni membri della Concertacion (la coalizione di partiti che ha sostenuto i vari presidenti eletti dopo la dittatura) per continuare a mantenere la sua influenza nei circoli di potere, e un altro scandalo che vede compromesso Rodrigo Peñailillo, ministro degli Interni nonché ‘delfino’ politico della presidente, da lei scelto come volto del rinnovamento politico.

Così, dopo aver comunicato la notizia telefonicamente ai suoi ministri, Bachelet un’ora dopo l’ha data al paese intero, in modo poco tradizionale, in televisione, per dare un segnale di trasparenza. “Questo è il momento di fare un cambio di gabinetto – ha spiegato – Non l’ho fatto prima a causa degli alluvioni di Atacama e l’eruzione del vulcano Calbuco”. Tuttavia, anche se di un cambio di governo si parlava dallo scorso dicembre, la presidente ha colto tutti di sorpresa giocandosi quest’ultima carta, per dimostrare che è capace di comandare e imporre la sua autorità dopo essere stata accusata di aver temporeggiato due mesi prima di dare spiegazioni sul caso che ha visto coinvolti il figlio e la nuora. Il tempismo della decisione non è stato casuale, dato che è arrivata in contemporanea con due sondaggi, che certificano la disapprovazione dei cileni per il loro governo. La fiducia per il governo Bachelet è infatti ai minimi, tanto che nei sondaggi l’unico politico a salire in gradimento è l’ex presidente Sebastian Pinera, il meno amato in assoluto. L’ultima inchiesta pubblicata dal Centro di studi pubblici (Cep) mostra un tonfo del 9% nell’approvazione del governo di Michelle Bachelet, scesa ora al 29% e una disapprovazione salita al 56%. Il peggior risultato mai ottenuto nei suoi due mandati, e secondo solo a quella raggiunto da Piñera (62%). Il 55% dei cileni ritiene che la presidente stia governando peggio del previsto e il 72% che abbia agito con debolezza.

La richiesta di dimissioni all’intero esecutivo non è comunque una novità nella politica cilena. L’ex presidente Ricardo Lagos, e la stessa Bachelet vi hanno fatto ricorso, rispettivamente nel 2004 e 2008, per dare una segnale di autorità. In entrambi i casi comunque non rimpiazzarono tutti i ministri, ma solo alcuni, mantenendo la maggioranza. La stessa Bachelet fu toccata dalla misura in qualità di ministro della Difesa del governo Lagos, iniziando da lì a poco la sua corsa alla presidenza. Durante la dittatura di Pinochet la richiesta di dimissioni fu usata in varie occasioni sempre per dare un segnale di autorità.