L’Antitrust ha aperto un’indagine conoscitiva sulla filiera del latte e dei formaggi per capire le “dinamiche contrattuali” che determinano i prezzi di acquisto e vendita dei prodotti. Obiettivo, verificare se i comportamenti degli operatori siano corretti oppure ci siano, a qualche livello della filiera di produzione e distribuzione, storture che limitano la concorrenza. Soddisfatta la Coldiretti, che insieme al Codacons aveva presentato un esposto chiedendo all’Autorità garante della concorrenza e del mercato di fare luce sugli “abusi di dipendenza economica” a danno dei produttori: “Nel nostro Paese esiste un evidente squilibrio contrattuale tra le parti che determina un abuso, da parte dei trasformatori, della loro maggiore forza sul mercato, con imposizione di condizioni ingiustificatamente gravose”.

La confederazione calcola che in Italia il prezzo del latte fresco per il consumatore è più alto del 317% rispetto alla cifra che si mettono in tasca gli allevatori: 1,5 euro al litro sullo scaffale contro una media di 0,36 centesimi al litro, “che non riescono più a coprire neanche i costi per l’alimentazione con la chiusura negli anni della crisi di una stalla su cinque e la perdita di 32mila posti di lavoro“. Il ricarico record, secondo Coldiretti, dipende da “comportamenti scorretti nel pagamento del latte agli allevatori” da parte delle aziende lattiero casearie, alcune delle quali nei mesi scorsi sono state multate da altre authority antitrust europee. In Francia l’Antitrust ha multato per 193 milioni di euro 11 imprese lattiero casearie tra le quali Lactalis, Laita, Senagral e Andros’s Novandie per pratiche anticoncorrenziali mentre il 5 marzo scorso era intervenuto anche l’organismo iberico che vigila sulla concorrenza, comminando sanzioni per un totale di 88 milioni di euro a gruppi come Danone, Corporation Alimentaria e Lactalis Iberica.

L’indagine dell’Antitrust italiana arriva in un momento di grandi cambiamenti nel settore, dopo il definitivo smantellamento del regime comunitario delle quote latte. In questo contesto, si legge nella nota dell’Authority, “le associazioni degli allevatori lamentano una scarsa correlazione tra l’andamento dei prezzi al consumo dei prodotti lattiero-caseari e il prezzo corrisposto agli allevatori nazionali per la vendita del latte crudo che ha registrato una drastica diminuzione negli ultimi mesi”.