Chiedo un processo a porte aperte. Farò di tutto perché la pubblica opinione sia fedelmente informata di quello che avverrà nel processo, perché dovrà conoscere, ad esempio, il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche o ambientali”. Lo afferma l’avvocato Giosuè Bruno Naso, difensore di Massimo Carminati, ai microfoni di “Ecg Regione Lazio”, su Radio Cusano Campus. “L’ingigantimento del processo è un dato di fatto” – dichiara – “C’è stata una strumentalizzazione mediatica per colpire la pubblica opinione. Arriveranno nuovi arresti, come si vocifera nei corridoi di Palazzo Giustizia”. Il legale si sofferma sul passato del suo cliente: “Carminati annovera una vecchia rapina del ‘79, in un contesto di estremismo giovanile di destra, e il furto al Palazzo di Giustizia, a Roma. Il suo passato si deve più ai giudici che lo hanno inquisito che a lui. Carminati non è famoso per le cose per cui è stato condannato, ma per le cose per cui è stato assolto”. Durissimo attacco al regime del 41 bis, a cui è sottoposto attualmente Carminati: “E’ un regime inutilmente vessatorio. La Corte Europea dei diritti dell’uomo, invece che inventarsi accuse di tortura per i fatti di Genova del G8, dove la Polizia ha fronteggiato una banda di malfattori e di violenti, dovrebbe farsi un giretto nelle carceri italiane e rendersi conto di qual è la vera tortura: stare in galera col 41 bis, una tortura legalizzata. E’ un qualcosa di studiato a tavolino nelle stanze del Ministero di Grazia e Giustizia e applicato con feroce determinazione. Carminati” – continua – “si nutre di sano realismo. Per affrontare questo regime serve una grande forza d’animo interiore, altrimenti si rischia di sbarellare e lo sbarellamento è proprio il fine recondito cui punta il carcere duro”