Giovedì 7 maggio gli elettori britannici sono chiamati alle urne per le elezioni generali. Sceglieranno cioè il nuovo governo e di conseguenza il primo ministro. Secondo gli analisti si tratta delle elezioni più imprevedibili e incerte dalla fine della Seconda guerra mondiale nel 1945. I due principali partiti (Conservatore dell’attuale premier David Cameron e Laburista di Ed Miliband) per molti sondaggi sono staccati da appena un punto.

Quando si vota – Sono 45 milioni i cittadini del Regno Unito che voteranno giovedì 7 maggio a partire dalle 7 ora locale (le 8 in Italia) sino alle 22 locali (le 23 italiane).

Il Parlamento – Il Parlamento britannico, la cui sede si trova a Westminster, è bicamerale: è composto cioè da due Camere, quella dei Lord e quella dei Comuni. La prima è composta soprattutto da membri nominati, mentre nelle elezioni sono scelti i 650 parlamentari della Camera dei Comuni.

Il sistema elettorale – Si vota con un sistema maggioritario uninominale, detto ‘first-past-the-post’. Il territorio è diviso in 650 circoscrizioni elettorali, ognuna delle quali sceglie il proprio deputato da mandare alla Camera dei Comuni. Questo significa che ogni partito deve ottenere 326 seggi per avere la maggioranza assoluta in Parlamento. Le circoscrizioni elettorali sono così suddivise: 523 in Inghilterra, 59 in Scozia, 40 in Galles e 18 in Irlanda del Nord.

Rischio “Hung Parliament” – Il continuo testa a testa fra Tories e Labour nei sondaggi, assieme al fatto che i principali partiti hanno escluso l’ipotesi di alleanze, porta a un’incertezza degli scenari. Secondo le ultime rilevazioni, né il partito di Cameron né quello di Miliband riuscirebbero a ottenere la maggioranza assoluta dei 326 seggi, il che li costringerebbe a cercare coalizioni. La lunga trattativa fra i partiti che si prospetterebbe in questo caso prende il nome di ‘hung parliament’, cioè ‘Parlamento appeso’. Questa situazione si è già verificata a seguito delle elezioni del 2010, quando David Cameron formò poi una coalizione con i LibDem di Nick Clegg.

I principali partiti in corsa – Il Partito conservatore è guidato dall’attuale premier David Cameron, che dopo le elezioni del 2010 ha composto un esecutivo con i LibDem di Nick Clegg. I liberaldemocratici hanno però perso molti consensi da allora. Ci sono poi i laburisti, guidati da Ed Miliband, e il partito euroscettico Ukip, guidato da Nigel Farage. Il Partito nazionale scozzese è invece guidato dall’attuale premier della Scozia, Nicola Sturgeon. In corsa anche il Partito del Galles capeggiato da Leanne Wood e i Verdi di Natalie Bennett.

La composizione dell’ultimo parlamento – L’ultimo Parlamento era composto come segue: 302 seggi ai conservatori, 56 ai LibDem di Nick Clegg (partner dei conservatori nella coalizione di governo), 256 ai laburisti e 36 ad altri partiti. Fra questi il Partito nazionale scozzese (Snp), che attualmente ha solo sei deputati a Westminster ma di fatto guida il Parlamento scozzese.

SNP al Labour: “Facciamo una coalizione” – Finora in campagna elettorale i partiti hanno negato ogni possibilità di coalizione ma questo non esclude che, con l’esito delle elezioni in tasca, i leader politici possano rivedere le proprie posizioni. Il Partito nazionale scozzese (Scottish National Party), guidato da Nicola Sturgeon, ha più volte prospettato l’ipotesi di una coalizione con i laburisti, ma giovedì nel corso di una gara tv su Bbc Miliband ha respinto questa possibilità, dicendo che piuttosto non andrà al governo. Nel caso in cui il partito scozzese ottenesse un’influenza sull’esecutivo si creerebbe una situazione difficile, in cui contribuirebbe al governo di uno Stato dal quale aspira a separarsi.

Il sistema elettorale penalizza l’Ukip – È atteso che raccolga decine di migliaia di voti il partito euroscettico Ukip, di Nigel Farage, che pesca fra i delusi dei tre partiti più grandi: considerando il sistema elettorale in vigore, però, è difficile che questo si traduca in grandi numeri al Parlamento, dal momento che il ‘first-past-the-post’non tiene in considerazione la percentuale di voti raccolta dai singoli partiti a livello nazionale ma nelle singole circoscrizioni.