L’unità di crisi della Farnesina è riuscita a individuare anche gli ultimi italiani segnalati e non ancora rintracciati in Nepal, dopo il terremoto di magnitudo 7.9 del 25 aprile. Il ministero degli Esteri lo ha annunciato tramite un comunicato, sottolineando che il monitoraggio da parte della Farnesina, dell’ambasciata a New Delhi e del Consolato generale a Calcutta continua ed è costante, per far fronte a ogni evenienza.

Intanto sono passati dieci giorni dal sisma che ha devastato la capitale Kathmandu e decine di villaggi, causando secondo l’ultimo bilancio almeno 7.365 morti,  tra cui 57 stranieri, e 14.366 feriti. Le salme di Oskar Piazza e Gigliola Mancinelliestratte dalla valanga di neve, sassi e ghiaccio che dopo il sisma ha sepolto il villaggio di Langtang, a nord di Kathmandu – sono giunte in Italia nella serata del 4 maggio, mentre si continuano a cercare i corpi di Marco Pojer e Renzo Benedetti, travolti da una frana staccatasi dalla montagna mentre erano impegnati a 3.500 metri di quota in un trekking nella Rolwaling Valley, sul monte Everest. Con loro due compagni di spedizione, che sono sopravvissuti. Il personale dell’unità di crisi e della Protezione civile partecipa all’attività di ricerca e recupero delle salme.

Le squadre straniere di ricerca e soccorso – provenienti da 34 Paesi – hanno iniziato nel frattempo a lasciare il Nepal. “Abbiamo chiesto loro di partire ieri sera e molte squadre se ne sono già andate – ha comunicato il portavoce del ministero degli Interni nepalese, Laxmi Dhakal – se sono in grado di rimuovere le macerie possono rimanere, altrimenti c’è poca speranza di trovare altri sopravvissuti”. A 9 giorni dal terremoto, il 4 maggio, sono stati estratti vivi dalle macerie un facchino e una suora, mentre il giorno prima sotto una città distrutta era stato trovato un uomo di ben 105 anni.

La necessità principale ora è portare cibo e tende nelle zone più remote dove gli aiuti non sono arrivati. “Speriamo di ricevere 100mila tende”, ha affermato il portavoce. Alcuni villaggi nella regione di Sindhupalchowk, la più colpita, non hanno ancora ricevuto niente. “Nella nostra area c’erano 800 case, ne sono rimaste in piedi quattro. Abbiamo un disperato bisogno di tende“, è la testimonianza di un abitante del villaggio di Karthali.

Secondo i dati ufficiali sono ancora 112 gli stranieri di cui non si ha notizia a dieci giorni dal sisma. Ma Ramesh Adhikari, capo del Nepal Tourism Board, ha parlato di cifre diverse: “Secondo i nostri registri, fra il 15 e il 25 aprile vi erano 558 turisti nella regione di Langtang. Alcuni sono stati soccorsi, ma stiamo ancora verificando i numeri”.