Anche al corteo di Milano contro la riforma della scuola del governo Renzi a farla da padrone è la questione dei lavoratori precari e della possibilità, concessa ai dirigenti scolastici, di scegliere i docenti da un apposito albo territoriale. Una norma che va contro la Costituzione, dicono i sindacati in piazza. “Il preside è una persona che ci dovrà valutare, ma in base a cosa? – chiedono i manifestanti – Simpatia e antipatia? E gli insegnanti meridionali che lavorano al nord come verranno trattati dai dirigenti scolastici settentrionali?”. Il timore è che “chi non è raccomandato non andrà avanti”. E alcuni dirigenti scolastici scesi in piazza contro la “Buona Scuola” confermano a ilfattoquotidiano.it che potrebbe esserci un effettivo rischio di clientelismo. Migliaia i maestri, i bidelli e i professori che hanno sfilato per le vie di Milano, molti con fasce nere in segno di lutto. “Nel ddl non c’è traccia di finanziamenti alla scuola pubblica, mentre è messo nero su bianco lo sgravio fiscale per chi iscriverà i suoi figli alle scuole paritarie”, attaccano ancora dal corteo milanese  di Elisa Murgese