Visto che le trattative sono su un… “binario morto”, l’associazione Pro Bahn ha chiesto una mediazione quasi “divina”, e cioè del vescovo della chiesa evangelica Wolfgang Huber. Perché la Germania deve fare oggi i conti con lo sciopero dei macchinisti più lungo della propria storia: sei giorni, dalle 2 di questa notte fino a domenica mattina. Da alcune ore è cominciato il calvario dei pendolari tedeschi costretti a fare i conti con il lungo e duro braccio di ferro tra i macchinisti della GDL e la Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche “privatizzate” il cui intero pacchetto azionario è in mano allo Stato.

È l’ottava volta negli ultimi mesi che Claus Weselsky, il leader sindacale di 56 anni, da 7 alla guida della GDL, chiama i colleghi allo sciopero, l’ultima volta appena due settimane fa. Finora inutilmente. Prima che il primo ufficiale della Germanwings Andreas Lubitz facesse schiantare l’Airbus del quale aveva assunto il comando sulle Alpi francesi, anche i piloti della Lufthansa avevano messo a dura prova la pazienza dei viaggiatori: dopo il disastro la vertenza è stata “accantonata”. Il governo vuole correre a i ripari e varare una norma che impedisca ai sindacati più piccoli (come quello dei piloti o dei macchinisti) di tenere in scacco il paese.

Dalle 15 ieri sono fermi i convogli merci, mentre dalle due di questa notte verranno bloccati tutti gli altri treni. Un portavoce della DB ha spiegato che l’obiettivo è far circolare almeno il 30% di quelli a lunga percorrenza. Per locali e regionali viene ipotizzato un funzionamento “regolare” tra il 15 ed il 60%, ma i disagi saranno enormi, soprattutto nella parte settentrionale e orientale del paese, dove il sindacato è più forte.

Giovedì il sindacato ha respinto l’offerta di un aumento del salario del 4,7% con il pagamento di una “una tantum” da mille euro. I macchinisti hanno chiesto il 5% di ritocco, un’ora di lavoro in meno la settimana (attualmente 39 ore) e la possibilità di rappresentare altre categorie di lavoratori. Lo scambio di accuse è pesante: da una parte, quella di presentare proposte irricevibili per guadagnare tempo in attesa del varo della legge, dall’altra di irresponsabilità.

Lo sciopero colpirà duramente l’economia. Le stime sono di danni attorno ai 100 milioni di euro al giorno. Significa almeno mezzo miliardo, visto che i macchinisti dovrebbero ricominciare a lavorare solo nella giornata di domenica. Eric Schweitzer, presidente del DIHK, l’associazione delle ottanta Camere di Commercio e dell’Industria della Germania, ha addirittura messo in guardia circa il rischio di uno “stop della produzione”. Secondo Andreas Ress, uno dei manager di punta di Unicredit in Germania, nel secondo trimestre la protesta può incidere negativamente nell’ordine dello 0,1% sulla performance economica del paese.

La politica ha fatto la voce grossa, a cominciare dal ministro dei Trasporti, il bavarese Alexander Dobrindt – quello del pedaggio autostradale per i soli automobilisti stranieri che scatterà con il 2016 – che ha sollecitato la GDL a tornare al tavolo delle trattative. Angela Merkel è favorevole all’ipotesi di una mediazione, finora rifiutata da Weselsky e bollata come tentativo di ingerenza. “È chiaro che i tempi non sono ancora maturi – ha osservato la cancelliera – ma dobbiamo arrivarci. Siamo tutti in attesa di una soluzione”.

Peraltro, come aveva anticipato Handelsblatt, i top manager della DB, malgrado obiettivi non raggiunti nel 2014, si erano raddoppiati i bonus: dai 3,42 milioni di euro del 2013 ai 7,28 dello scorso anno. Particolarmente generosi i premi sul breve periodo, lievitati del 174%.

Appena due anni fa, le ferrovie tedesche erano precipitate nel ridicolo a causa della singolare coincidenza che, in agosto, aveva colpito il centro di controllo del traffico ferroviario della stazione Mainz: tra personale in malattia e in ferie, Deutsche Bahn (che ogni anno aumenta puntualmente il costo dei biglietti) per settimane non era stata in grado di garantire la necessaria operatività e centinaia di treni erano stati cancellati, deviati o non fatti fermare. Al ridicolo non è sfuggito nemmeno Weselsky, usato in novembre da Sixt come testimonial per una pubblicità provocatoria: una foto del sindacalista nominato “Impiegato del mese”. Grazie a lui avevano fatto affari d’oro non solo le società di autonoleggio, ma anche quelle di car sharing, delle corriere a lunga percorrenza e di car sharing. E in questi giorni succederà di nuovo.