Un “Patriot Act” per contrastare il terrorismo dopo la tragedia di Charlie Hebdo. La protesta di politici, magistrati, associazioni e difensori delle libertà pubbliche che evocavano scenari alla George Orwell non è bastata. L’Assemblée Nationale ha adottato a larga maggioranza la controversa riforma dell’intelligence. Il testo, che include l’uso di scatole nere per setacciare il web, è stato approvato in prima lettura con 438 voti a favore e 86 contrari. Ieri sera, i manifestanti erano tornati a protestare davanti all’Assemblée Nationale. Dopo l’odierno via libera, la riforma passa al vaglio del Senato a fine maggio.

Per rispondere all’alzata di scudi di chi denuncia una limitazione delle libertà individuali, l’avvio di “un controllo di massa” e la “morte della privacy”, Hollande ha promesso che farà esaminare la conformità della riforma dal consiglio costituzionale. Con il nuovo testo, gli 007 potranno fare un maggior uso delle intercettazioni telefoniche, nascondere un microfono all’interno di un’auto o di un appartamento, sistemare chip Gps ovunque ritengano opportuno.

C’è poi l’aspetto del web, con il nulla osta al recupero dei “metadati” relativi agli scambi elettronici e il controllo dei provider attraverso le apposite “scatole nere” che consentiranno di sorvegliare l’insieme del traffico internet alla ricerca di “comportamenti sospetti”. Il tutto senza l’accordo di un giudice. Più precisamente, secondo la riforma, il controllo verrà attribuito al Cnctr, la Commissione Nazionale di controllo delle tecniche di intelligence, che però dispone solo di parere consultivo.

Il vero potere decisionale resta dunque nelle mani del premier. Nel dibattito all’Assemblée Nationale, gli equilibri politici sono stati a dir poco inconsueti: l’opposizione di destra di Nicolas Sarkozy ha appoggiato i socialisti per condurre in porto la riforma. Mentre il Front National di estrema destra si è unito a sorpresa alle associazioni per denunciare una deriva negli equilibri tra “libertà e sicurezza”.

Il premier Manuel Valls ha reso omaggio al “comportamento dell’opposizione” lanciando implicite frecciatine a ong, attori dell’economia digitale e a tutti quei media che hanno lanciato l’allarme per i poteri di controllo senza precedenti ai James Bond di Francia. “Parlare di legge pericolosa o di ‘Patriot Act’ è sbagliato”, ha tuonato nelle scorse settimane Valls, denunciando gli “attacchi sproporzionati, le critiche severe, le scorciatoie che sconfinano nella caricatura, i processi assurdi, fittizi”. Per lui, la riforma costituisce “un progresso importante per i nostri servizi e la nostra democrazia”.

“Non ci sarà nessuna sorveglianza di massa”, insiste da parte sua il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve. “Quella che approviamo – ha puntualizzato – non è solo una legge anti-terrorismo, è anche una legge destinata ad inquadrare i servizi permettendo più controlli”. In pratica, quello che veniva comunque fatto prima illegalmente verrà regolamentato in una cornice giuridica più chiara e trasparente. Tra i numerosi oppositori anche attori di primo piano come il giudice antiterrorismo, Marc Trevidic, la Commissione Nazionale per l’Informatica e le Libertà (Cnil), la Lega dei Diritti umani e Reporters sans frontières.