Decine di bombe a grappolo capaci di distruggere tutto ciò che si trova nel raggio di cento metri da ogni singola testata. Anche questo sono stati i bombardamenti della coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen, secondo un report diffuso da Human Rights Watch (Hrw), contro i ribelli sciiti Houthi. Dozzine di ordigni Cbu-105 di fabbricazione americana che al loro interno contengono decine di submunizioni a frammentazione capaci, al momento dell’esplosione, di coprire un’area vasta come un campo di calcio. Armi messe al bando da un accordo internazionale del 2008 firmato da 116 Paesi, tra i quali però non ci sono, tra gli altri, Usa, Russia, Arabia Saudita e Iran.

La documentazione raccolta dall’osservatorio internazionale mostra le fotografie di ciò che rimane degli ordigni utilizzati il 17 aprile, appena quattro giorni prima del cessate il fuoco deciso dalla monarchia, vicino al villaggio di al-Safraa, nella parte occidentale del governatorato di Saada, roccaforte dei ribelli sciiti Houthi al confine tra Yemen e Arabia Saudita. Questo tipo di armi, prodotte dalla compagnia americana Trexton, sono formate da tante submunizioni che, sganciate dalla testata principale, permettono di colpire un’area molto vasta nella quale sparano anche schegge di metallo che ne aumentano il potenziale offensivo.

Questa loro caratteristica ha convinto molti Paesi a metterle al bando, visto che questa scarsa precisione dell’arma potrebbe coinvolgere nei bombardamenti, oltre a obiettivi militari, anche i civili. Inoltre, le bombe a grappolo, usate anche durante la guerra del Kosovo o in Afghanistan, hanno una percentuale media di malfunzionamento del 5%. Questo le rende ancora più letali per le popolazioni che vivono vicino ai luoghi dei bombardamenti che diventano, così, dei veri e propri campi minati. In Afghanistan, ad esempio, ci sono aree in cui ancora non si è riusciti a portare a termine una bonifica che permetta alla popolazione dei villaggi di transitarvi senza il rischio di saltare in aria.

L’attacco, spiega Hrw dopo aver analizzato alcune immagini satellitari dell’area, avrebbe disseminato submunizioni su un altopiano coltivato a circa 600 metri da un agglomerato di costruzioni che formano cinque villaggi abitati da 5mila abitanti. La stessa area è stata poi oggetto di altri bombardamenti, il 27 aprile, sei giorni dopo il cessate il fuoco dichiarato dalla coalizione a guida saudita, ma l’osservatorio ha dichiarato di non avere le prove che, durante questo secondo attacco, siano state usate nuovamente bombe a grappolo.

Nonostante la fine delle operazioni militari, dichiarata dalla coalizione che combatte contro i ribelli sciiti, i bombardamenti sono andati avanti. Secondo quanto riportato dalla Bbc, che cita fonti locali, truppe “straniere” sarebbero sbarcate ad Aden, zona di duri scontri tra i ribelli Houthi e l’esercito del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, nei primi giorni di maggio. Alcuni testimoni parlano di incursori della Marina egiziana, che fa parte della coalizione, sbarcati per sostenere le milizie governative. Il governo saudita ha subito smentito la possibilità di un intervento di terra da parte degli eserciti della coalizione, ma se la notizia dovesse essere confermata si tratterebbe dell’inizio di una vera e propria campagna militare in territorio yemenita.

Twitter: @GianniRosini