Un nuovo trattamento promette di scongiurare il rischio rigetto nei trapianti di cornea, un problema che, a seconda della patologia oculare, può riguardare tre/quarti dei circa 5mila interventi effettuati ogni anno in Italia. La nuova metodica, illustrata in uno studio appena pubblicato sulla rivista specializzata in trapianti oculari Cornea Journal, è stata messa a punto da un team di studiosi dell’Humanitas Centro Oculistico di Milano, coordinati da Paolo Vinciguerra.

“La nuova tecnica – spiega Vinciguerra – prevede che, in caso di rigetto, ai pazienti sia iniettata direttamente nell’occhio una speciale capsula, in grado di liberare gradualmente, per 4-6 mesi, cortisone, sciogliendosi poi completamente senza lasciare alcun residuo”. Fino ad oggi, infatti, le principali terapie antirigetto erano basate su trattamenti a base di cortisone piuttosto invasivi, e spesso non privi di effetti collaterali, in particolar modo nei pazienti anziani, diabetici o immunodepressi. Il trattamento tradizionale consisteva, ad esempio, in fastidiose iniezioni quotidiane all’occhio, da effettuare in ospedale, insieme all’utilizzo di colliri cortisonici con cadenza regolare di un’ora, anche durante la notte.

“La capsula, invece – sottolinea l’oculista -, permette il rilascio, in un’unica soluzione, di una quantità di cortisone adeguata, e con un micro-ago così piccolo – precisa Vinciguerra – da renderne difficile l’individuazione a occhio nudo”. Un vantaggio notevole per i pazienti, sin dalle prime ore del trattamento. “Tutti i pazienti trattati – continua l’esperto – hanno mostrato una riduzione dei sintomi dopo soli due giorni, e una risoluzione definitiva dei disturbi associati al rigetto in appena una settimana”.

Risultati incoraggianti, ma che necessitano ancora di ulteriori ricerche e approfonditi test di laboratorio. Una delle strade più battute e promettenti è rappresentata, in particolar modo, dal trapianto con cellule staminali, prelevate dagli occhi degli stessi pazienti. Una strategia terapeutica adoperata, ad esempio, nei casi in cui il trapianto di cornea è destinato a fallire a causa di un grave e irreparabile danno alla superficie oculare, come in seguito a ustioni. “Questi studi aprono lo scenario a nuove prospettive terapeutiche – spiega Vinciguerra – che potrebbero, non solo risolvere il problema del rigetto della cornea trapiantata, ma – conclude lo studioso – avere un impatto fortemente positivo anche sulla qualità di vita dei pazienti, fino a oggi costretti a ricorrere a terapie invasive e spesso invalidanti”.

Lo studio italiano