Dopo lo spettacolo inaugurale della sera precedente per Expo 2015 con Clerici e Bonolis, il 1 maggio si è imposto come “riot opportunity” (occasione di casino tumultuoso) e subito nei siti web dei giornali quotidiani hanno cominciato a comparire le immagini di fumogeni, incendi e distruzioni varie. Nella platea tv si sono verificati due movimenti contraddittori.

Da un lato si è avuta una forte contrazione rispetto all’anno passato calando da più di 26 a meno di 25 milioni rispetto al 2014. E questo, come ci è capitato più volte di sostenere, sembrerebbe un indizio di “soldi in tasca” che hanno permesso a parecchi di andare in giro a spendere se non proprio a spandere.
Dall’altro lato quelli che in casa hanno preferito restare si sono fortemente concentrati attorno ai TG, ma non a tutti, bensì a quelli della tv pubblica e della tv satellitare.

Le cifre: il Tg1 delle 20 è cresciuto di oltre un milione di spettatori rubandoli un po’ a tutti gli altri, compresi il Tg5 e il Tg de La7, ma non, e qui c’è una sorpresa, ai canali “all news” di Rai e Sky. Il primo che l’anno passato fino alle 19 (quando inizia il Tg3 seguito dal resto della compagnia delle testate tradizionali) si accontentava dello 0,3% di share quest’anno ha radunato invece l’1,8%. Il Tg24 di Sky nella stessa fascia passa dallo 0,12% all’1,4% (un risultato “pesante” perché raccolto su una piattaforma che arriva ad appena un quarto delle famiglie italiane).

Tanta attenzione, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, non è arrivata dalla Lombardia, epicentro degli eventi, e neppure dalla Liguria, memore del G8, ma dal resto d’Italia, a partire dal Veneto fino comprendere gran parte del Centro e del Sud. Identico l’accorrere di maschi e femmine e di giovani e anziani, anche se va segnalato l’aumento davvero straordinario, quasi un raddoppio, delle ragazze fra i 20 e i 24 anni.

Al tirare delle somme, sembra che la richiesta di informazione, dinanzi ad eventi preoccupanti, si sia concentrata verso due poli: l’istituzionale, rappresentato dal Tg1 della sera, e il “flusso continuo” offerto dagli appositi canali Rai e Sky. Spiazzati sono rimasti il Tg5, che evidentemente è considerato un tg adatto a giorni meno impegnativi, e lo stesso Tg7, forse perché c’era più da vedere e sapere che da commentare.

Certo una specie di sommossa vandalica non è cosa di tutti i giorni e non è che dalla tv dell’occasione si possano trarre indizi per quella futura. Ma ci ha colpito, intanto, che, in mezzo ai trambusti, la gente cerchi uno standard informativo di riferimento (e qui intravediamo il punto fermo della funzione del Servizio Pubblico). In secondo luogo il sobbalzo dei canali all news ci fa sospettare che la loro storia sia ancora tutta da scrivere, e che potrebbe mirare, più che a una funzione collaterale e di servizio, a mettere in scena il flusso stesso della realtà, cioè l’utopia pura della tv. Un’impresa talmente temibile per mezzi e concetti da far passare la voglia di pensarci. Ma proprio per questo converrebbe farsene un pensiero fisso.