Almeno 300 yazidi sono stati uccisi nel nord dell’Iraq dai miliziani dell’autoproclamato Stato Islamico. O almeno, questo è quanto risulta alla Bbc, perché i media curdi parlano addirittura di 600 persone massacrate e poi “ammucchiate in un pozzo” ad Alo Antar, nei pressi dell’autostrada di al-Ayyadiya. L’episodio, avvenuta il 1 maggio nel distretto di Tal Afar, a ovest di Mosul, è stato definito “orrendo e barbaro” dal vicepresidente iracheno Osama al-Nujaifi ed è stato denunciato oggi da un comunicato del Partito del Progresso Yazida, citato dalla Bbc. E migliaia di membri della minoranza religiosa degli yazidi sono tenuti prigionieri dagli jihadisti dell’Is nell’area di Mosul.

Un combattente dei Peshmerga, Shahin Shingali, afferma che “ieri circa 700 ostaggi sono stati trasportati a Tal Afar” e che “senza un intervento della comunità internazionale l’Iraq sarà testimone di altri genocidi di innocenti”. Anche il governatore della provincia irachena di Nineveh, Aseel al-Nujaifi, dove sorge Sinjar conferma la strage: “L’Isis ha giustiziato centinaia di prigionieri Yazidi“, considerati infedeli dai jihadisti.

Al momento non è chiaro come siano stati uccisi e perché. Quel che è certo è che un numero alto – ma imprecisato – è stato fatto prigioniero dai jihadisti e portato a Mosul, la ‘capitale’ del Califfato.

Lo Yazidi Progress Party parla di crimine atroce, a chiede alle forze irachene e curde di fare il possibile per liberare gli yazidi ancora nelle mani dell’Isis, per impedire altre uccisioni o forme di schiavismo, anche sessuale, ai danni delle donne della minoranza.

Intanto continua a scorrere il sangue: non lontano da Mosul, a Baaj, i jihadisti hanno ucciso un ragazzo accusato di essere gay gettandolo dal tetto di un palazzo. Mentre nella battaglia per la strategica raffineria di Baiji, la più importante dell’Iraq, un kamikaze dell’Isis ha fatto strage di soldati iracheni, uccidendone almeno 16. I militari sono de facto sotto assedio da settimane all’interno del gigantesco impianto – in parte già sotto controllo dei miliziani -, con l’Isis che è riuscito a tagliare le linee di rifornimento.

Ma non è solo l’Iraq a essere insanguinato dalla furia assassina dei jihadisti: tre uomini accusati di omosessualità sono stati uccisi con un colpo di arma da fuoco alla testa a Derna, la ‘capitale’ del Califfato in Libia. Poi le foto raccapriccianti delle esecuzioni sono state pubblicate online.