Milano, aperto ufficialmente al pubblico questa mattina lo store EatalyMi scoraggio subito. Chiedere un accredito stampa per l’inaugurazione Expo richiede una pazienza certosina, una buona pratica del web o qualche santo in paradiso. Scelgo la terza opzione, il mio santino si chiama Chang ed è il Console generale della Repubblica di Corea, di fresca nomina.
In meno d’un’ora Veronica Carminate, efficiente ufficio stampa per il Padiglione Corea, mi procura un pass. Lì dove l’ufficio stampa del Padiglione Italia mi chiedeva 15 giorni di preavviso.
E al tefefono Veronica a denti stretti confessa: “Mai visto un delirio simile. Anche io non ho ancora il pass”. Dalla prima figuraccia con la Corea del Sud ci salva solo il fatto che ancora Mr Chang non mastica l’italiano con padronanza. Ma abbastanza per capire certi giochini: “Quattro mesi fa volevamo prenotare le stanza in albergo per le nostre delegazioni. Ci hanno chiesto un prezzo spropositato. Adesso le stesse stanze le abbiamo pagate la metà”.
Mi avvio all’inaugurazione, sotto il braccio, “Il Gran Ballo dell’Expo”, la fatica a quattro mani, quelle di Gianni Barbacetto e Marco Maroni ( ChiareLettere) per meglio rendermi conto della Grande Abbuffata Expo.
Arrivo subito al padiglione Eataly, dove mi aspettavo di trovare trattorie veraci che rappresentano le venti regioni d’Italia. Già lo slogan convince poco: ‘Benvenuti nel regno delle grandi marche italiane‘. Entro nel primo ristorante griffato Eataly e credo di essere finita in un supermercato: in vetrina e sugli scaffali, piramidi di tonno Riomare e scatolette Simmenthal, grandi cesti con ravioli Rana e pacchi di pasta Barilla e altri marchi di largo consumo.
Lo vedo poco distante, che cammina tronfio, Oscar Farinetti. Lo raggiungo, mi presento e come nomino Il Fatto Quotidiano mi sbuffa in faccia. Lo ignoro e faccio la mia prima domanda: “Uno viene a Expo, paga 30 euro di biglietto per vedere un’esposizione di marchette? Non poteva inventarsi qualcosa di più originale che su questo palcoscenico mondiale ci rappresenti meglio di un pacco di ravioli sottovuoto”.
Con quei suoi impeccabile modi da gentiluomo mi invita ad andare al gabinetto…a provare la carta igienica. Lo ignoro e faccio un’altra domanda: ‘Come mai si è appaltato tutto questo bendidio senza che fosse bandita una gara?. Un privato che gestisce uno spazio pubblico. Farinetti, lei non è il più bravo di tutti. E’ soltanto il più furbo. A questo punto chiama a protezione la ‘famiglia’, la informa che scrivo per il Fatto.
Incominciano a deridere la testata, mi invitano ruspanti ( come dovrebbe essere il cibo che serve nei suoi ristoranti) a lasciarlo in pace, a non guastargli la festa… Una tipa, forse la moglie, zoppicante sulle stampelle, mi si piazza minacciosa davanti e lascia che Farinetti, gonfio di superbia, si allontani.
Continuo la passeggiata, ogni bottega culinaria ha uno sponsor. Da buona napoletana, arrivo in quella che considero un po’ casa mia dove si serve fumante la pizza RossoPomodoro. M chi lo dice che RossoPomodoro sia veramente la migliore pizza di Napoli? Su qualsiasi guida ne sono citate ben altre.
E mentre la Corea del Sud presenta un’installazione digitale da urlo e una spettacolare “Moon Jar” (vaso luna), mentre la Coop Italia mette in scena banchi interattivi e nasi antisofisticazione, Farinetti cosa fa? Nel mezzo del suo spazio piazza una replica del “Fiore del Cielo” con angeli aggrovigliati intorno a un indefinito coso sul quale si innalza una madonna che da la sua benedizione. L’originale va in processione da 750 anni a Viterbo, il suo clone non si può guardare dalla bruttezza.
Per chi subisse la fascinazione della retorica renziana, il suo slogan “Oggi comincia il domani” al discorso inaugurale funziona. E poi il premier comincia il suo markette/tour, passa da Ferrero e da TecnoGym. Ma si sofferma pure al padiglione non finito del Nepal.
Comunque vada sarà un successo, ha detto Chiambretti. Già, un su-cesso. Vediamo di tenerci il su ben stretto.
twitter@januariapiromal