Da Salvini a Brignano, spara a zero Giorgio Montanini, attore e stand up comedian del gruppo Satiriasi che vediamo su Comedy Central in Stand Up Comedy e che da domenica 3 maggio torna su Rai3 con la seconda edizione di Nemico Pubblico, stavolta affiancato dai colleghi già co-autori Filippo Giardina, fondatore di Satiriasi, e Francesco De Carlo, tra monologhi politicamente scorretti, il primo su Charlie Hebdo, candid camera provocatorie, tesi “insostenibili” e un’assurda serie TV.

Ancora temi tosti per le tue candid camera, dal razzismo all’omofobia: una telecamera nascosta può rivelare lati oscuri dell’essere umano così come spesso fanno i social network?
C’è una differenza profonda: con la candid camera le persone sono prese una alla volta, le provocazioni le subiscono da sole, ad eccezione di qualche “crocchetto” di gente, e le reazioni molto spesso sono confortanti perché prese singolarmente tirano fuori il meglio di sé e lasciano emergere la loro coscienza civile. Sui social network invece la folla è omicida e seppure le singole persone in fondo sono buone, metterle insieme è molto pericoloso perché liberano la loro parte peggiore, come gli ultrà che singolarmente sono tutti bravi ragazzi, pure gli Hooligans, poi vanno allo stadio e fanno branco e tirano fuori la loro parte più becera. Poi c’è chi, come Matteo Salvini, riesce a tirarla fuori anche da solo.

A parte la grande simpatia che si intuisce, cosa pensi del segretario federale della Lega Nord?
Che è un approfittatore che mangia sulle disgrazie degli altri e fa propaganda elettorale sui guai delle povere persone, sugli immigrati e su chi sta peggio, è davvero quanto di più populista e fascista ci possa stare in questo momento. Mi da fastidio la sua consapevolezza di fare del male, non per ignoranza come fanno tutti i suoi seguaci. Ci stanno politici che non valgono nulla e fanno un danno relativo alla società, ma ce ne sono altri veramente pericolosi e in un momento di forti tensioni sociali come questo, il populismo e il parlare alla pancia della gente può portare a fenomeni come quelli che abbiamo avuto nel ventennio, passare dall’autoritarismo al fascismo forse non è semplice ma può succedere. È la storia che ce lo insegna e vorrei che la storia fosse severa con questi personaggi. Per me la Lega Nord è il nuovo fascismo, sono i nuovi sobillatori.

Peraltro pochi giorni fa è venuto dalle tue parti nelle Marche…
Sì, proprio vicino a casa mia ed è stato accolto con uova e bottigliate. Voleva buttare giù un palazzo dove ci stanno migliaia di migranti che l’hanno occupato, è arrivato dicendo “qua ci vuole la ruspa”, senza pensare che dentro ci sono famiglie, persone, lui con la sua bella felpa con su scritto Marche, perché è una banderuola, non gliene frega un cazzo, ci considera dei terroni, viene qui e si tappa il naso solo per prendere qualche voto, con la sua panciotta piena, bello grassottello, il suo bel faccione da bravo ragazzo da borghesia romana pericolosa, tipo Arancia Meccanica. Non so cosa abbia subito da giovane questo ragazzo, se qualcuno gli menava, se ha subito violenza, comunque è uno che dovrebbe essere psicanalizzato, è proprio il peggio.

Invece a te cosa hanno fatto da piccolo per farti imboccare la strada della Stand up comedy?
Allora, io stavo per essere abortito, l’ho saputo qualche anno fa: sono stato tenuto in forse fino all’ultimo giorno utile per poter abortire e in questo credo sia racchiuso tutto il mio bisogno di esprimermi e di far vedere che resisto in qualche modo, perché stavo proprio per fare una finaccia. Quando la mamma parla al bambino dentro la pancia ne condiziona la crescita, per cui quando il bambino sente ogni giorno “ti tengo o non ti tengo?” si sente un po’ in bilico, quindi ecco poi l’esigenza di apparire. Poi mi danno del narcisista, ma cavolo, io stavo per morire… E poi non potrei fare altro, se non fossi un comico e non avessi questa capacità di esprimermi, sarei probabilmente uno di quelli che Salvini vorrebbe ammazzare, uno degli ultimi, un tossico, un nomade, non ho nessun problema ad ammettere che sarei caduto in disgrazia.

Di satira si parla molto dall’attentato di Parigi a Charlie Hebdo, ora anche per le polemiche sul premio che il Pen American Centre ha assegnato alla rivista: c’è un punto in cui la satira sconfina nella libertà di espressione altrui?
Io apro la prima puntata di Nemico Pubblico proprio con un doppio monologo su Charlie Hebdo perché credo che la satira non debba avere confini né definizioni, neanche date dalla Corte Costituzionale, altrimenti volontariamente o involontariamente la distruggi. Tempo fa mi hanno chiamato per sostenere l’istituzione della giornata della satira il 7 gennaio, giorno dell’attentato a Charlie Hebdo, ma io ho risposto no, perché anche se la celebri la uccidi. La satira è sottocutanea, controcorrente, controversa e carbonara, quindi non va celebrata ma va fatta, tutti i giorni, quando puoi, nelle bettole, in televisione, negli scantinati, sui giornali. A tutti quelli che scrivevano “Je suis Charlie” e “libertà di espressione per tutti”, vorrei ricordare che in Italia è dal 1945 che c’è la libertà di espressione per tutti, nessuno la limita.

La censura però di danni ne ha fatti parecchi anche dopo il 1945…
La censura c’è stata e c’è, certamente, ma va aggirata. Se non puoi dire certe cose in televisione vai nei locali, nei sottoscala, in piazza. È ovvio che certi tipi di televisione non fanno dire certe cose, però io sono un esempio visto che Rai3 mi ha dato la possibilità di esprimermi e non stiamo parlando di Comedy Central, ma di una rete di stato. A volte la censura è anche una forma di pubblicità per i comici, tanti ci hanno costruito la loro carriera. Il problema della satira è il mancato esercizio, perché ci sono persone che per proprio tornaconto non dicono quello che pensano, compresi i comici in TV. Ma in realtà il comico può dire quello che vuole, la satira non ha confini, tranne il gusto del buon senso del comico. Quello solo è condannabile.

Per esempio?
Se un comico fosse razzista e fascista, se per esempio Salvini fosse un comico, io non andrei a vederlo e se dovessi scrivere di lui direi che è un comico razzista e fascista e che chi lo va a vedere è un fascista e un razzista.

Ma lo faresti comunque esibire?
Certo, perché così marcherebbe la differenza tra me e lui, Salvini deve esistere affinché esista io, così come deve esistere Brignano affinché esista io.

A proposito di Enrico Brignano, è vero che la tua agenzia ti ha mandato via perché ne parli male?
Io sono stato per due anni e mezzo con Sosia& Pistoia, ma parlavo male di Brignano già da prima e loro lo sapevano benissimo perché hanno visto tutti i miei spettacoli. Poi non so che è successo, all’improvviso si sono accorti che utilizzavo Brignano come punto di riferimento della mia satira per la comicità nazional popolare e non so se si è offeso lui, ma da un giorno all’altro mi hanno detto che quelle cose non le potevo dire. Possiamo chiamarla censura, metodo fascista, epurativo, non me ne frega niente, è solo il segno che sto facendo bene il mio lavoro. Spero solo che Brignano si dissoci da questa cosa, ma forse non ha capito neanche ciò che è successo. Mi aveva anche chiesto se potevo scrivergli lo spettacolo, ma ho rifiutato con molta gentilezza.

Ma cos’è nello specifico che non sopporti in lui?
Quello che rappresenta. Lui è il comico più famoso e più pagato d’Italia, riempie teatri, fa cinema, televisione, è il capostipite di un tipo di comicità, saremo liberi noi poveretti che non siamo così ricchi, potenti e famosi di criticarlo, visto che lui sale su un palco e si espone al pubblico ludibrio? In Italia c’è questo grosso problema, non poter parlare male dei colleghi, poi si odiano tutti ma fanno finta di volersi bene.

Quando gli abbiamo chiesto di Charlie Hebdo, Brignano ha detto che non bisogna esagerare con la satira.
Se tu mi chiedessi: Giorgio che ne pensi della fusione nucleare a freddo che stanno facendo al Cern di Ginevra? E io ti rispondessi, sarei un presuntuoso, perché non ne so niente. Ecco, Brignano ha la stessa cognizione di causa della satira che posso avere io della fusione a freddo, non sa nulla di satira quindi non dovrebbe esprimere opinioni su ciò che non conosce. Continui a parlare di traffico, suocere e dialetti italiani, quello è il suo lavoro, a me non piace e voglio criticarlo, ma guarda un po’ che roba.