La prima domanda di chi sta pensando alla scelta universitaria è: quale facoltà? La seconda: vicino casa o lontana, se mi farà trovare un posto di lavoro? E la terza: un’università con un nome che brillerà nel curriculum con tutto il prestigio della tradizione, oppure? Il Times Higher Education apre questa terza opzione: oppure giovane, fondata da non più di 50 anni, capace di formare al cambiamento. The 100 Under 50 Ranking 2015, la classifica internazionale delle prime 100 università sotto i 50, ne ospita due italiane addirittura sotto i 30 anni, l’università Milano Bicocca e Roma Tre.

Chi s’interessa regolarmente dei ranking dei vari media, dal Financial Times, al Guardian, o alla famosa lista di Shanghai, si trova davanti una mole d’informazioni, tra le quali è ormai difficile orientarsi. Le classifiche delle università migliori al mondo, sono valutate con criteri anche interessanti, di solito molto criticate, e per quanto riguarda il nostro Paese sono una spina nel fianco poiché, quasi sempre i nostri atenei sono in zona retrocessione. Ma quando si ha a che fare con Paesi che investono in infrastrutture, docenti, tecnologia, grandi quantità di danaro, e percentuali considerevoli del PIL – l’Italia investe il 4,6 % in totale su scuola e università non c’è partita.


La classifica delle “under 50” fa emergere una nuova tematica a livello mondiale. Poiché le giovani università dall’Australia, all’Asia, e in Paesi del sud dell’Europa, disegnano una nuova mappa della formazione superiore. Le istituzioni fondate dopo il 1964 competono e vincono sul predominio delle università statunitensi e inglesi, che da anni sono nei primi posti di queste classifiche. Harvard, Cambridge, Oxford, Mit che sono sempre al top non possono esserci poiché hanno molto più di 50 anni, però le young universities americane sono rappresentate tanto quanto la Germania, ne troviamo due tra le prime dieci, le californiane Irvine e Santa Cruz, classe 1965, collegate con a Silicon Valley e con tutto il mondo del digitale, delle technologies e delle start up dei loro giovanissimi studenti.

La prima classificata tra le cento è École Polytechnique Fédérale de Lausanne, un politecnico che produce pratiche intelligenti, sulle tecnologie, quanto sulla sostenibilità, e poi a seguire ben quattro università asiatiche tra le quali due coreane, che puntano sulla tecnologia, il digitale, la produzione industriale in 3D. Le università di Paesi asiatici sono 11, le australiane sono le più numerose (16) e tra le più giovani, la maggior parte nate nei primi anni 90. Le europee se la cavano con onore, le università spagnole e le tedesche sono molto ben valutate per il valore che produce la loro ricerca scientifica e tecnologica, per la qualità dell’insegnamento, per l’integrazione con il territorio e i vantaggi che ne derivano per le comunità di studenti, docenti e cittadini.

Phil Baty redattore di THE, che si occupa di ranking da anni, ha voluto mettere in evidenza che : “Le università di questa classifica pioniera turbano un vecchio equilibrio. Hanno dimostrato che l’insegnamento e la ricerca a livello mondiale non sono esclusivo appannaggio di una antica elite. Alcune delle università nel “THE 100 Under 50” hanno raggiunto nel giro di pochi decenni ciò che molte istituzioni hanno fatto in secoli: “I ragazzi che le hanno frequentate- continua Baty – sono stati in grado di fare una grande lavoro in un breve lasso di tempo. Sono un esempio potente da seguire”.

L’università italiana, meglio classificata è Milano Bicocca, 24esima tra le 100, era entrata nella classifica già nel 2012, è in compagnia quest’anno dell’Università degli Studi Roma Tre, 84esima. Sono tra le università più giovani, Milano Bicocca ha 17 anni (fondata nel 1998) Roma Tre, 22 (1992). Il Prorettore all’Internazionalizzazione Andrea Biondi, ha idee chiare sul valore dei ranking: “Abituano le università italiane, con loro i dipartimenti e docenti, alla cultura della valutazione, a produrre risultati e quindi dati. Io sono più vecchio, ma sono qui dall’inizio, ho vissuto l’emergere di un’università da un quartiere, la sua integrazione, il valore di avere un teatro importante nel tessuto della nostra comunità, il vantaggio di essere un campus”. Per quanto giovane Milano Bicocca vanta un progetto urbanistico firmato da Vittorio Gregotti, il suo primo rettore è stato Marcello Fontanesi, un importante fisico. Oggi ha un rettore donna, Cristina Messa, una delle cinque donne tra i 78 rettori italiani. L’università ha introdotto il sistema dei crediti di merito, attribuirà per ogni credito valutato sulla base del voto e degli esami sostenuti, 125 euro utili per ottenere sconti sulla tassa d’iscrizione annuale, per corsi di lingua o per un master, oppure in aggiunta alla borsa Erasmus, per comprare libri di studio o per rimborsi degli abbonamenti al trasporto locale.

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