Il 7 gennaio scorso erano state pubblicate le foto 20 anni dopo dei Pilastri della Creazione. Tra tre milioni di anni le spettacolari colonne di gas e polveri da cui nascono le stelle, immortalate in una delle più celebri foto scattate dal telescopio Hubble, non ci saranno più. Stanno infatti evaporando, come dimostra la loro prima immagine tridimensionale realizzata da Terra con il Very Large Telescope dell’Eso (European Southern Observatory) in Cile.

A realizzare l’immagine, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il gruppo di astronomi dell’Eso guidati da Anna Faye Mc Leod. Sebbene abbiano una massa 200 volte superiore a quella del Sole, i Pilastri della Creazione potrebbero dunque svanire molto prima della nostra stella.

La colpa è della radiazione intensa e dei venti delle stelle brillanti presenti nell’ammasso di stelle Ncg 6611, che hanno scolpito nel tempo i Pilastri della Creazione, e che dovrebbero farli evaporare completamente. Le nuove osservazioni hanno inoltre dimostrato come i diversi pilastri di polvere siano distribuiti nello spazio, svelando molti dettagli nuovi, tra cui un getto mai visto prima proveniente da una giovane stella. Gli astronomi sperano di capire meglio come le stelle giovani, come quelle presenti in Ngc 6611, influenzano la formazione delle stelle successive.

Numerosi studi già avevano identificato delle protostelle che si formano in queste nubi, ma in questa ricerca vengono riportati nuovi dati su due stelle in gestazione nei pilastri. Tuttavia per molte delle stelle che si formano in ambienti simili ai Pilastri, è una corsa contro il tempo, perché la radiazione intensa da stelle potenti, che già sono luminose, continua a scolpire i pilastri. Misurando il tasso di evaporazione dei Pilastri, gli astronomi hanno calcolato che perderanno circa 70 volte la massa del Sole ogni milione di anni. Sulla base della loro massa attuale, che è circa 200 volte quella del Sole, la previsione è che i Pilastri possano scomparire nel giro di 3 milioni di anni, un batter d’occhio nel tempo cosmico. Presto dovremo chiamarli i Pilastri della distruzione. Foto ESO/M. Kornmesser

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